Industria 4.0 innovazione e disoccupazione tecnologica

Intervento RdC per il convegno usb “industria 4.0 innovazione e disoccupazione tecnologica” del 30.3.19 a Pontedera (PI)

Il convegno di oggi è una “chiamata in causa” per tutte le forze politiche che si pongono il problema della trasformazione radicale dello stato di cose presenti, da parte di chi non ha più una rappresentanza all’altezza delle esigenze di un conflitto sempre più forte, imposto dalla crisi sistemica del capitalismo, che usa la ricchezza sociale prodotta per mantenere il suo dominio sugli uomini e sulla natura, attraverso nuove forme di sfruttamento, schiavitù e guerra.

La rete di comunisti risponde volentieri a questo appello, portando il suo contributo su un tema centrale come quello proposto in questo consesso, che ci permette di constatare come e quanto la crisi del modo di produzione capitalistico avvicini la teoria alla realtà di tutti i giorni.

Siamo di fronte ad un “salto organico” senza precedenti nel sistema di produzione di merci, di servizi e nella distribuzione. Un salto determinato dallo sfruttamento intensivo del lavoro fisico e “mentale”, attraverso l’uso della tecnologia, della robotica e dei sistemi di comunicazione telematici.

Le contemporanee catene del valore stanno sempre più riducendo i tempi delle fisiologiche crisi del sistema di produzione capitalistico. Le attuali capacità produttive superano di gran lunga quelle di assorbimento da parte dei cosiddetti “mercati”, determinando corti circuiti sempre più ravvicinati ed esplosivi nelle società, soprattutto quelle occidentali.

Le potenzialità produttive di merci, beni e servizi potrebbero soddisfare bisogni equivalenti a 3 – 4 volte gli attuali abitanti del pianeta, ma oltre un miliardo di esseri umani soffre la fame, altri due miliardi vive di stenti, centinaia di milioni di persone sono a rischio povertà, il pianeta è di nuovo sull’orlo di una conflagrazione bellica che farebbe impallidire tutte le precedenti.

La crisi di egemonia delle classi dominanti occidentali, incapaci di rispondere a esigenze basilari della maggioranza della popolazione mondiale ed oggi anche di chi vive nei paesi che governano direttamente, determina l’instabilità che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, con “uomini della provvidenza” ed esecutivi che assumono responsabilità di governo apparendo al momento eterni, ma sciogliendosi poi come neve al sole dopo pochi anni o mesi.

Industria 4.0, portata avanti con fondi pubblici e l’utilizzo delle migliori intelligenze tecniche sfornate da centri di “eccellenza” finanziati dallo stato, permette di ridurre ancora di più i tempi di produzione e distribuzione, determinando l’aumento della disoccupazione, della mancanza di reddito per l’acquisto della massa di merci prodotte, della concorrenza sempre più dura con altre economie capaci di sfidare come mai il dominio occidentale. La “via della seta” proposta dalla cina entra prepotentemente nella vita di tutti noi, determinando nuove divisioni tra i governi occidentali alla disperata ricerca di uno sbocco alle proprie produzioni.

La contraddizione tra le immense forze produttive e i rapporti di produzione nella società diviene evidente, incidendo nella carne viva della contemporanea classe operaia, composta a lavoratori manuali e mentali.

Come rispondere a queste stridenti contradizioni, che escono dai centri studi divenendo teoria rivelata dalla materialità dei fatti?

A questa domanda doppiamo rispondere insieme, resistendo in fabbrica contro un uso irrazionale della tecnologia, rendendo concreta la parola d’ordine della riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario, proponendo modelli di produzione alternativi al capitalismo, capaci cioè di decidere quali tecnologie siano utili al soddisfacimento dei bisogni di tutti, e non di minoranze sempre più infinitesimali rispetto alla popolazione mondiale.

Il sapere trasmessoci dalle vostre relazioni, la conoscenza dei meccanismi di dominio con i quali il nemico di classe continua a soggiogare milioni di lavoratori, sono indispensabili per orientare e dare un senso alla lotta di classe in questo buio secolo appena iniziato.

Occorre unire a questi saperi e conoscenze un’idea di trasformazione radicale dello stato di cose presenti, per dare al conflitto classe una prospettiva generale ed egemonica nella società, in grado cioè di spezzare il dominio del sistema capitalistico contemporaneo.

Solo la rottura dei meccanismi mercantilisti, imposti nel nostro continente da una unione europea che si propone come potenza imperialista in conflitto con tutte le altre, in difesa della grande finanza, dei monopoli e delle multinazionali continentali, può indicare di nuovo una strada alternativa per il nostro blocco sociale, che continua per noi a chiamarsi socialismo.

In una città della piccola isola di cuba, sulle mura di una fabbrica metalmeccanica liberata dalla rivoluzione, campeggia ancora oggi una scritta che ci piace ricordare in questo importante convegno. Quella scritta recita così “noi non lottiamo per delle briciole di pane. Noi lottiamo per il potere politico”.

Lotta sociale, lotta sindacale e lotta politica devono trovare di nuovo unità di intenti. Noi lavoriamo incessantemente per ricostruire questa unità.

Quando l’avremo raggiunta potremo tornare a sognare l’assalto al cielo.

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