La Sinistra in assemblea si chiede se sia ancora utile

La parola utilità è forse quella che più si è sentita nelle cinque ore di discussione dell’assemblea nazionale che La Sinistra ha tenuto a Roma sabato scorso. Declinata in positivo e in negativo (siamo utili! Siamo utili?).

Circa 250 persone hanno riempito il Teatro dei Servi (capienza 241 posti) per fare il punto sulla batosta elettorale (1,7%)  subita alle elezioni europee e capire se e come proseguire l’ennesima esperienza “congiunturale” nata alla vigilia di una scadenza elettorale. Moltissimi gli interventi e non sempre coincidenti.

La lista La Sinistra ha raccolto circa 465mila voti. Ne servivano più del doppio per superare il quorum del 4%. Eppure dentro vi erano organizzazioni nazionali come il Prc e Sinistra Italiana. Cinque anni fa la lista si chiamava Altra Europa per Tsipras e superò per un soffio lo sbarramento. Ma era il 2014 e il “tradimento” di Tsipras del referendum sull’Oxi in Grecia sarebbe arrivato solo l’anno successivo. E non poteva non lasciare conseguenze, in Italia sicuramente, ma anche in Europa come abbiamo visto.

Oggi il Gruppo della Sinistra Europea è sceso all’ottavo posto come gruppo parlamentare a Strasburgo. Questi cinque anni si sono rivelati una eternità politica e i settori popolari in sofferenza a causa dell’austerity imposta dall’Unione Europea hanno guardato altrove, fuori dalla sinistra, per dare rappresentanza alla loro rabbia. O si sono riconsegnati mani e piedi alle forze europeiste liberali o a quelle europeiste reazionarie e di destra.

“Lo spazio politico politico tra liberisti e sovranisti non c’è, va costruito” ha affermato dal palco Alfonso Gianni sottolineando come questa fase diventi più un fase di “resilienza che di resistenza”. Roberta Fantozzi (Prc) ha insistito su questo punto ribadendo che il discrimine contro il liberismo e contro il ritorno al sovranismo nazionale debbano rimanere punti fermi, indipendentemente dal consenso ottenuto o da quanto sia stato chiaro il programma in undici punti de La Sinistra (e che anche questa volta la Fantozzi ha contribuito a scrivere, ndr).

Ma su questo, molti interventi dopo, è stato lapidario l’economista Andrea Del Monaco che, in un clima in sala piuttosto gelido, ha accusato la Sinistra di primitivismo politico e denunciato come “la gente se vede che l’unica risposta all’austerity viene da destra alla fine vota a destra. La Sinistra non si è differenziata da +Europa di Emma Bonino”.

Anche Maurizio Acerbo, segretario del Prc, ha gelato la sala inaugurando il suo intervento affermando di “non capire perché ci si siamo sorpresi di questo risultato elettorale”, ma chiudendo augurandosi di non perdersi di vista: “Non abbandoniamo questo percorso come abbiamo fatto altre volte o non ce lo perdoneranno”.

Più calorosa è stata l’accoglienza della sala ad Eleonora Forenza, unica parlamentare europea uscente, che ha riportato un buon risultato personale in termini di preferenze. Un applauso ancora prima dell’intervento, dà un po’ la cifra di dove guardino i sentiment del sempre più attempato mondo della sinistra.

La Forenza non ha fatto troppi sconti chiedendo di “interrompere una lunga stagione di coazioni a ripetere” ed ancora “assemblee come queste non parlano alle persone”; “non possiamo andare in giro a chiedere se c’è bisogno di sinistra, semmai è la sinistra che ha bisogno di un elettorato”. Ha chiuso il suo intervento con un appello ad una maggiore determinazione verso la “femminilizzazione della forma partito”; difficile non intuirne una ipoteca sulla futura segreteria del Prc.

Corradino Mineo, che ha cogestito la presidenza, ha affermato che vale la pena solo se la sinistra è utile alle persone ma, come anche ha riaffermato Marina Boscaino, ci ha tenuto a sottolineare le ragioni della distanza politica della sinistra dal Pd. Una maggiore o minore distanza che invece per Raffaella Bolini, non può più essere il parametro dell’identità politica della sinistra.

Fioccano le citazioni del Mitterrand che rimise insieme le famiglie sparse dei socialisti francesi nel 1971 (Vincenzo Vita e Alfonso Gianni), prima dell’intervento di Fratoianni, segretario dimissionario di Sinistra Italiana affermando che questo è “il tempo del realismo”, che il risultato elettorale “non è un incidente di percorso” e si è chiesto se esiste ancora “un popolo della sinistra senza rappresentanza”. Fratoianni immagina un futuro per la sinistra solo se risponde alla domanda “cosa fate per essere un argine alla destra, sennò la politica va da un’altra parte”. Messa così, appare piuttosto chiaro dove guardi l’ex segretario di Sinistra Italiana.

Paolo Ferrero, del Prc, è intervenuto verso la fine lanciano soprattutto un messaggio di “non perdiamoci di vista” ed a tenere insieme quello che si è messo insieme. “Indietro non si torna”, ha detto Ferrero, ma con la consapevolezza che questo non è sufficiente, sia perché La Sinistra non ha convinto neanche tutta la “compagneria” (sintesi nostra, non di Ferrero), sia perché occorre guardare a come intercettare pezzi di società in cui la “scarsità” tende più fruibili i contenuti della destra che della sinistra.

Cinque ore e passa di discussione e interventi davanti ad una platea di quel sempre più ridotto, ingrigito ed estenuato mondo di una “sinistra senza più popolo” da troppo tempo. Ovviamente molte le domande e l’auspicio a non disperdere quello che è rimasto. Ma si capisce anche ad occhio che questo è un percorso che non pare in grado di far scatti di reni, né di rimettere in discussione seriamente la coazione a ripetere che in dieci anni ha ridotto in questo stato “la sinistra”.

E’ evidente come occorra ormai una rottura culturale e politica senza sconti con “questa sinistra” se si vuole rimettere mano ad una ipotesi di rappresentanza politica e sociale antagonista in questo paese, e forse anche in altri paesi europei in cui la sinistra troppo si è adagiata su un generico antiliberismo senza il coraggio richiesto da questi tempi di ferro e di fuoco. E’ tempo di rotture, dolorose magari ma salutari.

di Federico Rucco

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