Discutendo di Marx

La morte di Benedetto Vecchi brillante compagno ed apprezzato ricercatore socio/politico ha ridato la stura ad un interessante discussione attorno alla figura di Marx ed alcune “interpretazioni”.

Pubblichiamo una nota del compagno Italo Nobile che prova a mettere in luce una particolare angolazione teorica che nell’elaborazione di Vecchi è sempre stata sottaciuta.

La redazione del sito della Rete dei Comunisti

a scomparsa di Benedetto Vecchi1 è l’occasione per riflettere, guardando soprattutto alle sue recensioni, sulla cultura politica che ha caratterizzato l’esperienza de “il Manifesto”, una cultura volta alla mediazione, sempre più difficile con il passare del tempo2, tra l’istanza comunista e quella della Sinistra non-marxista.

Vecchi parte spesso da Marx. Un Marx che non sia privato dalla tensione alla trasformazione sociale, come invece è quello di Derrida o dell’Economist (che lo vede solo come profeta della globalizzazione)3. Un Marx che non sia l’autore di un sistema chiuso4, un Marx non autoritario e settario, un Marx che non sia preda della scolastica. Bisogna aprire piuttosto, secondo Vecchi, un vero e proprio laboratorio marxiano5 che eviti le trappole del passato, che sarebbero la contrapposizione tra Marx giovane e Marx maturo, il carattere scientifico dell’opera marxiana, la tenuta della teoria del valore-lavoro.

Per Vecchi la globalizzazione è un processo da cui non si può prescindere. Questo lo si avverte sia quando parla di Wallerstein6 (che da un lato criticava Negri e Hardt perché teorizzavano la fine dello Stato-nazione e dall’altro invitava ad essere cauti sulla deglobalizzazione in quanto lo sganciamento di un paese dall’economia globale è perseguibile solo all’interno di un progetto comune per costruire un altro sistema-mondo) sia quando parla del capitalismo delle piattaforme7. Quest’ultimo dimostrerebbe che la globalizzazione è ben lungi dall’essere finita, come vorrebbero a suo dire teorici in odore di marxismo ed esponenti della destra populistica e nazionalistica.

Benedetto Vecchi però ha una consapevolezza che molti pasdaran della globalizzazione e della tecnologia non hanno. Pur apprezzando il lavoro di Bauman egli non lo identifica semplicemente con il teorico della modernità liquida8.

Pur riconoscendo il ruolo della logistica nel ridisegnare l’esercizio della sovranità dei territori egli vede con speranza le mobilitazioni dei lavoratori di quel settore9. Pur premettendo che non c’è nessuna ingenua autenticità della comunicazione umana10, egli analizza le possibili implicazioni negative delle tecnologie digitali sulla libertà di coloro che ne sono gli utenti. Per lui la condivisione tramite la rete non è un fine in sé perché egli ne riconosce il carattere limitato all’interno del capitalismo delle piattaforme. Piuttosto essa è uno strumento per produrre organizzazione politica11.

Egli apprezza la tecnologia ma obietta ai suo idolatri che per fare Silicon Valley ci sono voluti in realtà quarant’anni (caratterizzati dal New Deal e dal complesso militar-industriale e non dal mercato dove nei fiumi scorra il latte e dagli alberi stilli il miele)12.

Inoltre, pur constatando la morte dell’opinione pubblica all’interno della Rete, egli vede in questa frammentazione il limite da violare per dare forma ad una possibilità sia pure inedita di trasformazione complessiva dei rapporti sociali13.

Infine pur condividendo la proposta del reddito di cittadinanza egli ne rifiuta la funzione di ingegneria sociale volta a salvare il capitalismo dal proprio fallimento14.

Insomma la vastità degli interessi di Benedetto Vecchi sembrano preludere all’esigenza di una sintesi, esigenza che caratterizzerebbe la cultura politica del giornale su cui ha scritto per anni. Si rimane perciò perplessi quando lo si vede ipotizzare una coesistenza del keynesismo dei governanti delegando ai movimenti la sovversione dei rapporti sociali15 (quando altrove egli evidenzia come i keynesiani abbiano sbagliato le previsioni dopo la crisi del 200816).

E ci lascia ancora più perplessi il fatto che egli derubrichi coloro che sono più dubbiosi sulla globalizzazione a populismi tinteggiati di rosso17. Inconsapevole probabilmente che oggi già c’è chi lavora sul superamento di ogni dicotomia schematica soprattutto sul nodo europeo18 e sulla possibilità di processi di transizione che non aspettino una globalizzazione del capitale che non si completa mai del tutto (anche perché, fortunatamente, qua e là si resiste a questo rullo compressore)19.

Febbraio 2020

1https://ilmanifesto.it/lintellettuale-dai-piedi-scalzi-che-sapeva-di-non-appartenere-ai-vuoti-e-felici-pochi/

2http://fondazionepintor.net/assemblea290613/Castronovi/

3https://ilmanifesto.it/virtuosi-contrasti-dentro-un-laboratorio-sempre-aperto/

4https://ilmanifesto.it/il-dono-dellincompiutezza/

5https://ilmanifesto.it/karl-marx-laboratori-politici-per-il-presente/

6https://ilmanifesto.it/le-complesse-trame-dellegemonia-capitalista/

7https://ilmanifesto.it/limpronta-digitale-della-globalizzazione/

8https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/8906-benedetto-vecchi-zygmunt-bauman-un-pensiero-errante-nel-flusso-della-societa.html

9https://sinistrainrete.info/articoli-brevi/8453-benedetto-vecchi-la-sovranita-in-un-container.html

10http://www.euronomade.info/?p=8066

11http://www.euronomade.info/?p=8066

12https://ilmanifesto.it/il-gene-mutante-del-futuro/

13https://ilmanifesto.it/elogio-interessato-del-perturbante/

14https://www.sinistrainrete.info/lavoro-e-sindacato/9476-benedetto-vecchi-il-reddito-di-base-oltre-l-algoritmo-digitale.html

15https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/9999-benedetto-vecchi-l-innovazione-perduta-della-main-street.html

16https://ilmanifesto.it/un-continente-prigioniero-nella-soffocante-gabbia-dellausterita/

17https://ilmanifesto.it/un-continente-prigioniero-nella-soffocante-gabbia-dellausterita/

18http://contropiano.org/news/politica-news/2018/09/11/pigs-la-vendetta-dei-maiali-0107439

19http://contropiano.org/documenti/2018/07/23/piano-mercato-e-problemi-della-transizione-di-luciano-vasapollo-0106068

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