L’arrivo dei medici cubani è una lezione all’Europa che ha lasciato pilatescamente perseguitare l’isola liberata da Fidel Castro. Intervista a Vasapollo

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La  solidarietà internazionale e umana è la cifra della Rivoluzione cubana. Oggi, più che mai, possiamo toccare con mano l’altruismo e la dedizione di Cuba nei confronti dell’umanità. Sono, infatti, giunti oggi i 53 medici cubani che aiuteranno i loro colleghi impegnati in prima linea a combattere il coronavirus negli ospedali della Lombardia. Cuba ha inviato i loro medici in tutto il mondo, soprattutto nelle aree più colpite da malattie e contagi, per sostenere paesi in difficoltà e spesso abbandonati dall’occidente. Anche il Venezuela, legato all’Avana da una forte amicizia e spirito di solidarietà, seguirà Cuba nel suo spirito missionario. È sintomatico, che due paesi considerati stati “canaglia, spendano gran parte delle loro risorse per la sanità pubblica e riescano ad esportare all’estero le loro cure e medicine.

Il FarodiRoma ha deciso di intervistare l’economista e militante rivoluzionario Luciano Vasapollo, docente alla Sapienza e delegato del rettore per i rapporti internazionali con l’America Latina, che da molti anni conosce la realtà di Cuba e del Venezuela e ha avuto l’occasione di collaborare con due giganti della storia dell’umanità: Hugo Chavez e Fidel Castro. Vasapollo, studioso di fama internazionale, ha manifestato da sempre la massima solidarietà a Cuba, esprimendo il proprio dissenso per il blocco e le sanzioni che gli Stati Uniti, spalleggiati in maniera più o meno riluttante da altri paesi, hanno imposto all’Avana. Nel 2004 ha contribuito a fondare la Rete di Intellettuali ed Artisti in Difesa dell’Umanità, che si propone di difendere i popoli oppressi dall’imperialismo propugnando una visione alternativa alle politiche economiche e sociali imposte dai regimi neoliberisti. La colpa di Cuba, appunto, è principalmente quella di non essersi inchinata ai parametri socio economici considerati validi da Washington, rivendicando la propria sovranità. Vasapollo ha dedicato più libri alla storia e alla realtà di Cuba, fra cui possiamo ricordare “Che Guevara economista” e una “Settimana a Cuba conil Papa, Raul, Fidel e molti altri”. Vasapollo è altresì in costante dialogo con il mondo cattolico di base e della radicalità cristiana.

Professor Vasapollo, come valuta la notizia dell’arrivo dei medici cubani in Italia? Cosa fa di Cuba un eccellenza in campo sanitario?

Innanzitutto bisogna dare il nostro più sentito “benvenuto” agli infermieri, ai medici e ai compagni cubani, in prima fila, come sempre, nella solidarietà internazionale, internazionalista e umana. Cuba ci sta dimostrando cosa significa realmente stare vicino ai popoli, nello spirito della cooperazione e della solidarietà. Tuttavia, è anche necessario ricordare come questa sia una delle tantissime missioni, direi infinite, che i medici e gli insegnanti cubani hanno realizzato in tutto il mondo. Sono stati ad Haiti, subito dopo il devastante terremoto che ha devastato l’isola nel 2010, scrivendo una delle più belle pagine della storia della medicina, nello spirito della cooperazione latinoamericana, che il mondo ricordi. Sono stati in Africa, in molteplici zone di crisi socio sanitaria, per curare i malati di ebola. L’estinzione, quasi completa, di questa malattia, si deve al grande sacrificio di Cuba, che ha inviato medici in Sierra Leone, Liberia, Guinea, per fare alcuni esempi, e alcuni di loro hanno lavorato direttamente in nome dell’OMS. Ci terrei a sottolineare il fatto che si tratta di zone spesso dimenticate e lasciate sole dalle multinazionali che operano in campo medico, con l’unico fine del profitto.  I medici e i professionisti cubani hanno lavorato a titolo gratuito, offrendo la massima disponibilità. A Cuba, dove la sanità è gratuita, vigono altri principi e la salute è considerata un bene comune piuttosto che uno strumento di guadagno. Vorrei altresì segnalare come questa eccellenza cubana nel settore della sanità, riconosciuta ormai in tutto il mondo, almeno da coloro i quali non sono in malafede, non è frutto del caso. È stata una conquista della Rivoluzione cubana ed è stata promossa dalle politiche del Che, valente medico prima ancora che rivoluzionario di professione, dalle politiche del Comandante en jefe Fidel Castro, cui va dato il merito di aver capito da subito l’importanza della sanità per Cuba, e da Raul e dagli altri dirigenti rivoluzionari cubani. Chi ha letto il libro “I diari della motocicletta”, ma anche il film, può capire immediatamente quanto il Che fosse innamorato della sua professione e della sua missione di medico e quanto abbia sempre pensato che la medicina fosse l’unico strumento da esportare e “contaminare” nel mondo. Nonostante questo infame blocco che strozza Cuba da tantissimi anni, Fidel è riuscito a fare di Cuba un fiore all’occhiello della ricerca e della sperimentazione medica. Le prime sanzioni a Cuba sono del 1960, ma gli Stati Uniti attivarono un blocco totale negli anni successivi. Qui, vorrei sottolineare, come la parola appropriata sia blocco e non embargo, due concetti che a volte vengono confusi. Secondo il diritto internazionale, si intende per embargo la decisione di un paese di non avere rapporti economico commerciali con un altro paese. Nei confronti di Cuba, gli Stati Uniti hanno attuato un vero e proprio blocco, costringendo tutti gli altri paesi che rientrano nella sfera egemonica degli USA ad interrompere qualsiasi scambio con Cuba. Siamo di fronte ad una vera e propria dittatura del capitalismo finanziario, egemonizzato da Washington, che commina multe salatissime alle aziende che tentano in qualche modo di aggirare questo divieto. Questo rileva la natura criminale dell’imperialismo che attua qualsiasi misura per contrastare chi gli si oppone.  Ma Fidel non si è arreso e grazie alla cooperazione con il mondo socialista e grazie ad un modello di economia pianificata, dove gli investimenti vengono implementati sulla base del bene comune e della razionalità umana, l’Avana è riuscita ad accrescere un settore medico di grandissimo livello. Lo vediamo oggi, è notizia di ieri, che il governo cinese ha beneficiato di un farmaco sviluppato a Cuba,l’Interferone Alfa B, il quale assolve un ruolo importante nella crisi pandemica in corso. Infatti, questa medicina, che fu sviluppata, come ha riportato in una recente intervista il medico cubano Louis Herrera, grazie ad un’altra fondamentale intuizione del Comandante eterno Fidel Castro, che seguì il suggerimento di un professore di Houston, riesce ad inibire la replicazione del virus attraverso l’utilizzo di una proteina. Questo è stato confermato da alcuni specialisti cinesi, i quali ritengono questo farmaco il più efficace fra quelli adesso a disposizione per combattere il coronavirus.

Può farci degli esempi sulla ricerca medica cubana. Qui, le notizie su Cuba sono spesso distorte e celate. Come è noto, anche l’Unione Europea partecipa alle sanzioni.

Cuba è uno dei primi paesi al mondo, se non il primo, per numero di laureati in medicina. La sanità pubblica, si chiama ancora così lì, è coadiuvata da un’istruzione gratuita e pressoché universale. La Sanità e l’Università sono fra i risultati più gloriosi della Rivoluzione cubana, che ha messo la dignità, l’umanità come la chiamava Fidel, al primo posto. La commistione di questi ideali forti della rivoluzione cubana ha messo insieme la cultura, l’università, la ricerca e la sanità. Dobbiamo assolutamente ricordare che cosa fa l’Istituto di Immunologia Molecolare a Cuba, che è all’avanguardia nello sviluppo di medicinali biotecnologici, i quali hanno ottenuto degli effetti incredibile nel contrasto di malattie quali il diabete, malattie del cuore, coronariche e anche oncologiche. Nondimeno, la medicina cubana ha saputo mettere a frutto una lunga tradizione medica locale, prendendo dalla natura elementi che potessero essere utili per curare le malattie dell’uomo.  Ma qui vorrei parlare anche di un altro esempio che ritengo significativo: nel 2004 fu siglato, nell’ambito dell’ALBA, un accordo fra Fidel e Hugo Chavez, che ha consentito una complementarità fra Cuba e il Venezuela. Cuba aveva bisogno del petrolio, cui non poteva più facilmente accedere con l’eclissi dell’Unione Sovietica e del blocco dei paesi socialisti, ma non la Cina, questo momento è conosciuto infatti come Período Especial: il Venezuela, viceversa, aveva bisogno di medici, professionisti e tecnici che potessero aiutare Chavez nell’implementazione delle politiche rivoluzionarie. Prima della Rivoluzione bolivariana, come è noto, i servizi essenziali erano mano a strutture private, appannaggio dell’oligarchia e delle multinazionali. La stessa cosa ha fatto Fidel nei confronti della Bolivia, del Nicaragua e degli altri paesi dell’Alba. Ma dobbiamo ricordare che la disponibilità dei medici e dei tecnici cubani è stata rivolta verso tutti, al di là delle contrapposizioni ideologiche. Gli stessi Stati Uniti, che impongono un blocco criminale a Cuba perché ha scelto la strada dell’autodeterminazione socialista, hanno sperimentato la solidarietà di Cuba durante eventi tragici, come ad esempio quelli occorsi a seguito dell’Uragano Katrina. Anche l’Inghilterra, quasi sempre schierata al fianco di Washington, è una notizia di pochi giorni fa, ha visto una propria nave da crociera, la MS Braemar, trovare asilo a Cuba, che non si è rifiutata di farla attraccare, nonostante ci fossero alcuni malati di Covid-19 a bordo. Le Bahamas, una sorta di protettorato inglese per giunta, e gli Stati Uniti avevano negato l’accoglienza ai passeggeri della nave, nonostante a parole, nei grandi meeting diplomatici, si sproloqui sempre di un’intesa fraterna fra Londra e Washington. Il sistema capitalista produce cinismo. Al contrario, come vediamo, e come ha ricordato lo stesso Fidel, Cuba non esporta bombe, non esporta guerre, ma esporta medici e cura tutti coloro che più lo necessitano.

Come ha ricordato, Cuba è sottoposta ad un blocco criminale, il quale crea innumerevoli problemi al popolo cubano.

Il Bloqueo, come lo chiamano a Cuba, ha creato negli anni una situazione drammatica. Gli Stati Uniti hanno impedito che fosse rifornita di una serie di prodotti, perfino l’importazione di prodotti d’igiene sono stati vietati. Da un lato questo ha dato un grandissimo impulso a Cuba, che con sforzi titanici ha saputo creare, come è sotto gli occhi di tutti, un sistema sanitario d’eccellenza, ma dall’altro, e questo va rilevato, il blocco  funziona ancora e non consente una serie di transazioni che sarebbero comunque fondamentali. SI cerca di punire Cuba, per educare tutti coloro che, prendendola a modello, vogliono mettere in discussione gli assetti vigenti. Prima ho ricordato il Período Especial degli anni 90, durante il quale Cuba ha vissuto una situazione di assoluto isolamento. Adesso, grazie alla cooperazione con la Cina e i rapporti, ancora solidi, con la Russia, Cuba sta riuscendo a recuperare alcuni canali di commercio e ad esportate e importare beni essenziali. In questa indirizzo, ho accennato anche all’ALBA e al sogno della Nuestra America, coltivato da Bolivar, Martí, Fidel e Chavez, che ha permesso che fosse implementata una politica di massima solidarietà fra i paesi dell’America Latina. Con tutto ciò, la situazione è un po’ cambiata negli ultimi anni, soprattutto a causa del revanscismo delle destre, che hanno preso il potere in alcuni paesi latinoamericano, attraverso brogli o addirittura colpi di stato, come è successo recentemente in Bolivia. Come è noto, in Brasile ha preso il potere, sempre attraverso un golpe, questa volta attuato con mezzi giudiziari, un fascista come Bolsonaro. È stato riconosciuto da tutti gli osservatori in buona fede che il processo contro Lula era stato intentato per estromettere un concorrente micidiale delle destre. Nondimeno, bisogna ricordare come anche in Brasile, dove la sanità è al collasso a causa delle politiche neoliberiste, siano arrivati i medici cubani e come Bolsonaro, il quale ha minimizzato il pericolo rappresentato dal coronavirus, abbia dovuto chiedere aiuto a Cuba. Durante la campagna elettorale del 2008, Bolsonaro aveva ripetuto più volte, che avrebbe sospeso il programma di scambio con Cuba dal nome Más Medicos (“più medici”), creato da Dilma Rousseff. Dopo aver costretto il governo cubano a mandarli via, oggi i nodi sono venuti al pettine e Bolsonaro, cui è noto l’anticomunismo e la xenofobia, è stato costretto a firmare una legge per farli tornare, non essendo in grado di badare al proprio paese. Come ho detto prima, la comunità internazionale, gli intellettuali e tutti gli amici dell’umanità hanno più che mai il dovere di impegnarsi affinché le sanzioni contro Cuba e il blocco criminale, immorale sotto ogni rispetto, abbiano finalmente fine. Per questo lancio un appello a tutti, non si deve essere rivoluzionari e socialisti, perché Cuba sia rispettata. Dobbiamo assolutamente ampliare spazi di lotta internazionale contro il Bloqueo. Quello che dico io, in fondo, è la posizione delle Nazioni Unite, che da ventisei anni votano contro il blocco. Solo gli Stati Uniti e Israele e, da quest’anno, anche il fascista Bolsonaro votano per mantenerlo, rendendolo effettivo a causa del potere di veto degli Stati Uniti. Ma lo stesso discorso vale per il  Venezuela. Nonostante gli ampi investimenti nel settore medico, ovviamente, non tutti i tipi di farmaci possono essere prodotti a Cuba e in Venezuela e quando queste nazioni vogliono importarli dall’estero, pagandoli, ciò non può avvenire, perché i circuiti internazionali sono dominati dalla dittatura del dollaro e le leggi degli Stati Uniti hanno un controverso valore sopranazionale. Chi viola le sanzioni, viene punito e non ha importanza, ovunque questo avvenga, se lo facciano stati, associazioni umanitarie o aziende private. Recentemente, ho lanciato un appello affinché i bambini venezuelani malati di leucemia fossero aiutati, perché al Venezuela è stato impedito di acquistare i farmaci oncologici in grado di salvarli. Questo appello è stato raccolto dall’Università La Sapienza di Roma, la quale ha dato la disponibilità del Policlinico Umberto I per curare questi bambini. Anche il presidente della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca, era d’accordo a mettere a disposizione le sue strutture. Tuttavia, così mi è stato detto, per motivi burocratici ancora non siamo riusciti a curare qui in Italia questi bambini, che necessitano cure urgenti. Continuo a lottare affinché questa situazione si possa risolvere, ma nutro il sospetto che non si tratti di semplici pastoie burocratiche, nondimeno se fosse solo per quello, si tratterebbe comunque di una vicenda triste. Dubito che, se si fosse trattato di un altro paese e no, come in questo caso, del Venezuela, ci sarebbero stati tutti questi ostacoli. Ad ogni modo, è una situazione intollerabile. Se non si mette fine al blocco, si è responsabili di crimini contro l’umanità.

Per quanto riguarda la situazione italiana? Qual è la sua opinione?

Da anni vediamo disinvestimenti continui nei settori essenziali della nostra economia, come la sanità, i quali sono contrari allo spirito della nostra Costituzione, che mette in capo allo Stato il dovere di rendere effettivi e tutelare i diritti sociali. Queste politiche di disinvestimento, animate dall’ideologia del libero mercato, oggi vengono al pettine. Il nostro sistema sanitario, considerato fino a vent’anni fa uno dei migliori al mondo, non è in grado di far fronte alla crisi epidemiologica che stiamo vivendo. Mancano i posti in terapia intensiva, certo, ma mancano anche i medici e gli infermieri e mancano, e questo è particolarmente indicativo, i presidi sanitari di base, come i cerotti, le flebo e le mascherine. Sono notizie di questi giorni, di cui tutti adesso parlano ma prima erano pressoché taciute, che l’Italia non produce una serie di beni essenziali, come le mascherine. Le politiche di deindustrializzazione e di delocalizzazione hanno abbattuto gli anticorpi di questi paese. Inoltre, gli altri paesi, sedicenti alleati, ci negano la possibilità di comprare questi beni. La Germania e la Francia hanno requisito le loro mascherine. La Polonia e la Repubblica Ceca sono arrivate a requisire sul loro territorio delle mascherine che erano state donate all’Italia. Gli Stati Uniti hanno comprato milioni di tamponi da una ditta di Brescia, facendo valere la logica del denaro. Anche se questa vicenda è stata minimizzata, trovo in accettabile che anche in questa situazione continui a vigere la logica del mercato. Così come hanno tentato di rubare il brevetto del vaccino tedesco, causando la dura reazione della Merkel. Da sempre, faccio una battaglia contro i brevetti e la proprietà dei diritti commerciali, soprattutto su determinati prodotti, di cui dovrebbero usufruire tutti. L’Unione Europea, che è stata inizialmente sorda al nostro grido d’aiuto, adesso sta timidamente aprendo alcuni canali finanziari, ma si è dovuto arrivare a questo perché ciò avvenisse. Per questo, dobbiamo dire più volte grazie a Cuba, al Venezuela, ma anche alla Russia e alla Cina, che sono venute in nostro soccorso, nonostante l’Italia partecipi alle sanzioni e faccia parte di uno schieramento a loro ostile, ossia la NATO. Sarà pertanto necessario come intellettuali, come militanti e come uomini, ricambiare il gesto di solidarietà che ci viene da Cuba, la quale non si è mai chiusa su se stessa, ma ha sempre messo il diritto dell’uomo al primo posto.

Quali sono gli insegnamenti che possiamo trarre da Cuba. Quale strada ci indica?

Insieme al Venezuela, sono convinto che Cuba rappresenti non solo un modello alternativo dal punto di vista economico e sociale, ma anche dal punto di vista della speranza. Tutte le volte che ho avuto l’onore di incontrare Papa Francesco, abbiamo parlato proprio di questo, della speranza in una futura umanità. Un’umanità non più asservita ai desideri e alle ingordigie di pochi, ma libera di autodeterminarsi. “La vita di un singolo individuo vale milioni di volte la proprietà dell’uomo più ricco della terra e molto più importante di una buona remunerazione è l’orgoglio di aver servito il prossimo. Molto più definitivo e molto più duraturo di tutto l’oro che qualcuno può accumulare nel corso della vita, è la gratitudine del popolo”. Con spirito evangelico, questo scriveva Ernesto Che Guevara in un articolo del 1960, intitolato, e questo è significativo, “Sulla medicina rivoluzionaria”. Si era agli inizi della Rivoluzione cubana e già erano in nuce gli indirizzi che essa avrebbe preso, fino ad arrivare fin qui, con la cooperazione e gli aiuti in ogni parte del mondo. Quello a cui dobbiamo guardare, è lo spirito solidale e cooperativo che sono alla base delle politiche di Cuba e del Venezuela, in cui l’individuo è valorizzato entro la collettività e non contro di essa, come avviene quasi sempre da noi. E vorrei concludere dicendo due parole sull’Italia e sulla Costituzione italiana, che difenderò sempre. La nostra carta è nata dall’incontro di due culture, quella marxista e quella cattolica, e dall’incontro di due mondi che sono riusciti a trovare una sintesi nei valori fondamentali che irradiano dalla Costituzione, purtroppo sempre più disattesa. Solo tornando a dialogare, marxisti, cristiani e uomini di buona volontà, possiamo fortificare il nostro stare insieme e costruire una futura umanità, non più schiava, ma libera.

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