Alba EuroMediterranea – L’alternativa possibile Sabato 18 aprile h. 17:30

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diretta facebook dalla pagina di Contropiano.org e da tutte quelle locali della Rete dei Comunisti.

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Ne parliamo con:

Luciano Vasapollo (Rete dei Comunisti)

Alessandro Giannelli (Eurostop)

Lo scontro all’interno dell’Unione europea sul futuro dei paesi europei è in una fase decisiva, e complice la destabilizzazione del modello sociale causata, in ultimo, dalla pandemia in corso, i contrastanti interessi sono più palesi che mai.

Le riunioni fiume dei premier / presidenti o dei ministri dell’economia dei vari paesi hanno fatto emergere in maniera inequivocabile la linea che separa i vinti dai vincitori a partire da quel processo di integrazione forzata iniziato a Maastricht nel 1992.

«Il pacchetto economico più ambizioso di sempre» per far fronte all’emergenza infatti si chiude con una proposta che di ambizioso non ha nulla, e che anzi ripropone tutte quelle rigidità che costituiscono la cifra del dispositivo “europeista”, delle quali il Mes non è che la punta dell’iceberg.

I quattro strumenti in dibattito nelle ultime ore sono di natura perlopiù simbolica e tutti interni alla logica dei prestiti e alla conseguente valutazione della capacità di rimborso del debitore. Nulla di nuovo dunque rispetto al cappio del debito, a dispetto del temporaneo congelamento del “Fiscal compact”, stretto intorno al collo della capacità di spesa e di supporto di uno Stato verso i propri abitanti.

Al sostegno dei lavoratori e delle famiglie dei paesi più colpiti non potranno certo bastare i 100 miliardi in 10 anni da dividere per 19 paesi messia a disposizione col “Sure” come fondo per la disoccupazione; i circa 200 miliardi di prestiti agevolati messi sul piatto dalla “Bei”, banca dell’Unione già prevista nei Trattati (non una misura extra-ordinaria), le cui garanzie dovranno comunque essere finanziate dai paesi membri (i soldi ci vanno prima messi); i 35-40 miliardi per le spese dirette e indirette legate all’emergenza sanitaria, i soli garantiti dal “Mes” senza condizionalità di rientro stringenti.

Mentre il “Recovey fund”, un tecnicismo per provare a nascondere l’emissione una tantum di titoli di Stato condivisi da tutti i paesi membri (gli Eurobond) – una manovra quindi minima quanto dovuta –, non ha trovato posto nemmeno nelle conclusioni dell’ultimo vertice dell’Eurogruppo.

Di fronte a questa schiacciante condizione, per evitare un allargamento geografico dei drammi umani causati dalla crisi greca, la credibilità della proposta di un’uscita programmata in blocco dei paesi dell’area mediterranea emerge con tutta la forza della realtà.

Se in termini generali gli obiettivi delle classi subalterne sono sempre gli stessi in tutte le regioni del mondo, tuttavia in questo specifico tornante storico lavoratori, pensionati, studenti, donne, piccoli commercianti, precari, migranti ecc. di paesi come Portogallo, Spagna, Italia o Grecia, si trovano a dover fronteggiare un nemico divenuto palesemente comune, e perciò comune crediamo debba essere la riposta politica messa in campo per difendere gli interessi di questi soggetti.

Contro la classe dominante continentale che ha sposato gli interessi del “Grande Nord”, un’Alba EuroMediterranea è la proposta tutta politica su cui ragionare per dare gambe a un’alternativa efficacemente fuori e contro questa Unione europea.

Un’alternativa non più basata sull’individualismo di massa, sulla competizione sfrenata e sulla dittatura del mercato, ma sulla solidarietà internazionale, sul non-interventismo militare, sulla complementarietà e sulla pianificazione economica e dunque, in ultima istanza, sui bisogni delle comunità che abitano i territori interessati e non più sullo sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano e sulla natura in cui è immerso.

Al Mediterraneo dei morti, della guerra e dello sfruttamento, rivendichiamo la necessità di un’alba Euro-Afro-Mediterranea fondata sulla condivisione e sulla cooperazione tra tutti i dannati dalla globalizzazione e dallo scontro inter-imperialistico.

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