La prateria è in fiamme. Collegamento con gli Stati Uniti

image_pdfimage_print

Mercoledì 3 Giugno, ore 16:30, in collegamento dagli Stati Uniti:
– Mario Martone, Mass Action for Black Liberation.
– Kali Akuno, Cooperation Jackson.

Evento facebook.

Il 25 Maggio a Minneapolis è morto George Floyd, soffocato dal ginocchio prepotente di una potenza in declino.

Negli Stati Uniti l’ennesimo omicidio della polizia di un uomo afro-americano ha riportato all’attenzione di tutti il fatto che la razzializzazione della società sia un elemento strisciante del modo di produzione capitalistico, essa separa la società secondo una linea di colore riducendo intere fette della popolazione nella marginalità più completa.

Agli occhi dell’opinione pubblica sembra quasi “naturale” che i neri abbiano i salari più bassi; che il Covid negli USA colpisca in maniera sproporzionata gli afro-americani; e che le carceri siano per la maggior parte piene di uomini e donne di colore. La necessità di relegare certi gruppi sociali a determinate forme di sfruttamento ha fatto in modo che il razzismo diventasse uno degli elementi socio-politico-culturali più forte negli USA ma non solo, troppo spesso l’Europa si considera la culla della civiltà nella quale non ci sarebbe spazio per il razzismo, riproduce, invece, le stesse contraddizioni: dalla gestione dell’Unione Europea dei flussi migratori fino all’impiego di manodopera di colore nei settori ad alto sfruttamento (come il bracciantato e il facchinaggio).

Evidentemente un presidente nero non ha risolto il problema del razzismo negli States. Non si sono mai fermati i movimenti per i diritti e la liberazione degli afroamericani. Da Ferguson alle rivolte odierne queste vampate di rivolta sono espressioni di contraddizioni profonde – vive negli USA ma anche qui in Europa – e che ciclicamente tentano di darsi nuove forme organizzative e di continuità.

Questa volta però George Floyd è stato ucciso nel bel mezzo di una pandemia globale, che sta rapidamente ridisegnando il ruolo di dominio assoluto degli Stati Uniti. La pandemia, infatti, non ha solo effetti sanitari, ma rappresenta, piuttosto, quella goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno zeppo di contrasti politici, geopolitici, economici, sociali e razziali.

Questi elementi interagiscono tra loro in un contesto gravido di contraddizioni che già da tempo serbava quella rabbia e quell’odio ora rappresentati dal fuoco appiccato da chi ha perso un altro fratello. Manifestazioni, cortei, tensioni e tafferugli sono esplosi ovunque, da Est o Ovest, passando ovviamente per Minneapolis, la città in cui la polizia ha ucciso George Floyd.

NOI RESTIAMO – RETE DEI COMUNISTI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *