Murales a San Lorenzo, anche Roma ringrazia Cuba

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Dopo Torino, Milano e Bologna, anche Roma ringrazia Cuba e la Brigata medica Henry Reeves con un murales per l’aiuto fornito, in rappresentanza del popolo cubano, nelle regioni più colpite dalla pandemia, nel momento del massimo bisogno.

L’opera è stata realizzata fuori alla Casa della Memoria a San Lorenzo, luogo simbolo dei bombardamenti Alleati del luglio del 1943, nonché della mala gestione cittadina con il rincorrersi di finanziamenti e rinvii per progetti di riqualificazione degli anni recenti.

I militanti dell’Osa, di Noi Restiamo e della Rete dei Comunisti ribadiscono come il murales voglia essere un segno di ringraziamento e un tributo alla solidarietà internazionalista portata al nostro paese dal governo rivoluzionario cubano.

Come sempre dimostrato nella storia del suo processo rivoluzionario, Cuba è un esempio di sostegno concreto e materiale laddove ce ne sia più bisogno, esportando medici, insegnanti e talento umano per fini umanitari, e non guerrafondai.

Solo tramite solidarietà, cooperazione, senso dell’interesse collettivo è possibile per l’umanità affrontare sfide come quelle poste dalla pandemia, ed è esattamente questa consapevolezza che Cuba trasmette al mondo con il suo esempio concreto.

È su queste basi che viene ribadita con forza la richiesta per il conferimento del Premio Nobel per la Pace alla Brigata medica cubana, appello promosso in Italia dal Capitolo italiano della Rete Intellettuali e Artisti in Difesa dell’Umanità coordinata da Luciano Vasapollo e Rita Martufi, e la fine del bloqueo economico targato Usa che da mezzo secolo inficia l’economia, ma non il processo rivoluzionario, né la fiducia nella transizione al socialismo, del paese.

«Rompere il bloqueo» campeggia infatti accanto alla bandiera simbolo della “base del socialismo”, mentre la figura di Fidel Castro è lì a ricordare l’importanza del Comandante en jefe per la costruzione di un mondo più giusto, dove i popoli siano educati nell’esportare vita e solidarietà, non morte e distruzione.

Grazie Cuba allora, ancora una volta e una volta di più, per l’esempio di lotta, giustizia e coerenza e per il dimostrare da più di sessant’anni a questa parte come anche un piccolo paese, con tutti i limiti e le difficoltà del caso, possa rappresentare il punto più avanzato di un modello sociale alternativo, fuori e contro lo sfruttamento capitalista.

Medico y no Bombas! Partigiani sempre.

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