La Rete dei Comunisti in piazza contro l’annessione dei Territori Palestinesi

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La volontà del governo israeliano di procedere all’annessione diretta del 30% dei territori palestinesi della Cisgiordania, occupati ormai da più di mezzo secolo e dove già sorgono insediamenti israeliani illegali e molti territori agricoli, è stata benedetta dall’amministrazione USA.  Dall’Unione Europea intanto si levano molte voci di solidarietà con gli occupati ma si continua a non riconoscere lo Stato di Palestina, ingabbiandosi nella possibilità del negoziato fra le parti e mettendo dunque la sicurezza dell’occupante prima dei diritti dei palestinesi.


Non ci stupisce l’ennesimo atto di prepotenza criminale da parte di un regime che ha fatto della colonizzazione di un popolo la sua ragion d’essere. E non ci stupiscono né le prese di posizione favorevoli né i silenzi complici da parte di chi è abituato a concepirsi come padrone assoluto del mondo ma a cui la realtà sta mostrando che gli equilibri non sono poi così stabili e immutabili come si poteva pensare.


Il significato delle mobilitazioni internazionali del 27 giugno appare quindi chiaro, inserendosi a pieno titolo nella battaglia politica, culturale e d’informazione portato avanti da chi pensa che un’alternativa di sistema è doverosa, possibile e necessaria: la Storia non è finita.


Non è finita è per loro che devono spartirsi una torta sempre più magra tra attori sempre più numerosi all’interno di un sistema incompatibile con l’esistenza umana. Non è finita per noi che possiamo e dobbiamo aspirare a qualcosa di più che una semplice funzione resistenziale. Siamo consapevoli che costruire un’alternativa è un processo lungo, complesso e mai puro, ma che certamente ha i piedi ben fermi sul terreno della giustizia e della lotta contro ogni sfruttamento.


Per questo la Rete dei Comunisti si è assunta il compito di promuovere e partecipare alle piazze di Milano, Bologna, Torino e Roma. E per questo abbiamo assicurato il nostro contributo alla costruzione della mobilitazione di Parigi, che ci vedrà insieme a molte organizzazioni di classe arabe, nordafricane e internazionali, continuando a costruendo mobilitazioni che vedano le due sponde del Mediterraneo lottare insieme.


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