Ecco perché i diritti delle donne sono contagiosi

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Pubblichiamo questo articolo dal sito de “La Repubblica” (un giornale tutt’altro che comunista) che ci sembra indicativo delle “relazioni sociali” esistenti nell’ex Germania dell’Est (DDR) e di come i dati reali spiegano molte cose oltre gli abituali livelli della disinformazione della comunicazione deviante del capitale.La redazione del sito della Rete dei Comunisti.

dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONI Donne al lavoro nella Stalinallee, a Berlino Est  Uno studio dimostra come le politiche della  Germania Est che incoraggiavano il ritorno al lavoro delle madri abbiano portato un reale cambiamento culturale. E questo atteggiamento influenza anche chi è viene da un contesto più tradizionale

Berlino – L’arrivo di un figlio continua ad essere, secondo gli studi più accreditati, una delle ragioni più persistenti per la diseguaglianza tra donne e uomini. Il tasso di abbandono del posto di lavoro da parte delle lavoratrici già al primo figlio è ancora drammaticamente alto. Ma sull’atteggiamento delle donne non influiscono soltanto le ragioni economiche. L’elemento culturale è cruciale.

Uno studio che ha paragonato l’atteggiamento delle donne dell’Est e dell’Ovest della Germania nel trentennio della Riunificazione dimostra che chi è cresciuto in un contesto più progressista, dal punto di vista dell’occupazione femminile come quello della DDR, non soltanto mantiene questa mentalità, ma ‘contagia’ anche chi è vissuto in un ambiente più tradizionale. La conclusione è netta: “l’immersione in un contesto più equo produce cambiamenti permanenti nelle preferenze lavorative delle donne o nelle loro identità”. E’ chiaramente un’eredità importante della vecchia Germania comunista che forse avrebbe dovuto essere messa meno frettolosamente da parte, nel Paese unificato.

Prima di immergersi nel paper di Barbara Boelmann, Anna Raute e Uta Schoenberg dell’University College e della Queen Mary University di Londra, occorre fare qualche cenno alle politiche delle due Germanie pre-Riunificazione. Già negli anni ’50 la propaganda della DDR promuoveva fortemente l’immagine della donna lavoratrice e bollava persino le casalinghe come “ Schmarotzer”, “parassiti”. Il regime di Ulbricht fu tra i primi a promuovere i contraccettivi e a legalizzare l’aborto. Quando il tasso di natalità cominciò tuttavia a calare, negli anni ’60, la Ddr avviò robuste politiche di conciliazione per facilitare anche il ritorno delle donne al lavoro. E introdusse un congedo di un anno a stipendio pieno per le madri con neonati e l’orario ridotto per quelle con figli piccoli. Tra il 1950 al 1970 la quota di occupazione femminile schizzò dal 52,4% all’81,8%.

Negli stessi anni le lavoratrici dell’Ovest che volevano avere figli se la passavano peggio. “La Germania occidentale – ricordano le studiose – propagava un modello più tradizionale dell’uomo ‘ bradwinner’, che porta a casa lo stipendio”. E l’orrendo e diffuso termine “ rabenmutter”, “madre-corvo” era il sintomo di una società che condannava ancora le donne che non si occupavano abbastanza dei loro figli; tradizionalmente, colpiva le lavoratrici. Le politiche di conciliazione furono introdotte più lentamente e furono sempre meno generose di quelle dell’Est. Il congedo materno, esteso negli anni 70 e 80, ammontava in genere ad appena un terzo dello stipendio percepito dalle donne prima del parto. Anche il sistema fiscale scoraggiava, in parte, il ritorno al lavoro delle donne.

Nel 1989, l’anno della caduta del Muro di Berlino, questa differenza socio-culturale si rispecchiava anche nei numeri. Nella Germania Est l’89% delle donne aveva un lavoro, contro il 56% delle ‘cugine’ dell’Ovest. E dopo la Riunificazione, la Germania ha adottato le politiche di conciliazione meno progressiste dell’Ovest, anche se migliorandole notevolmente negli anni.

Nel paper che cerca di fare un bilancio a 30 anni dall’Unità tra le due differenti società, analizzando le donne nate tra il 1946 e il 1994 che hanno avuto figli tra il 1986 e il 2006, le tre studiose dimostrano che “la cultura conta”. Le madri delle vecchie regioni della Germania continuano a tornare a lavorare prima dopo aver partorito e lavorano più a lungo delle loro “cugine” dell’Ovest, anche se vivono già a lungo a ovest dell’Elba, dunque nella vecchia Germania occidentale, o comunque circondate da tedesche dell’Ovest. Viceversa non vale la stessa cosa, anzi: le tedesche occidentali ultime assorbono la cultura positiva delle donne dell’Est e cominciano a lavorare prima. C’è, insomma, una “forte asimmetria nella persistenza della cultura in cui le donne sono cresciute”. Le donne dell’Est non hanno mai dimenticato da dove provengono, e quelle dell’Ovest sono pronte ad assorbirne le istanze più progressiste.

La prima osservazione riguarda le donne migrate da Est a Ovest e viceversa, che sono insomma immerse in una cultura diversa da quella in cui sono cresciute. A quattro anni dal primo figlio, le donne dell’Est che hanno un posto fisso sono l’11,6% in più di quelle dell’Ovest. Il gap si comincia a vedere al compimento del primo anno di età dei figli, quando nel sistema della vecchia Germania comunista scadeva il congedo.

Se si paragonano le donne orientali migrate a ovest rispetto alle ‘native’ che le circondano e viceversa, si scopre che anche qui le tedesche dell’Est che tornano al lavoro dopo aver partorito sono il 7,9% in più rispetto alle ‘cugine’ dell’ovest che le circondano. Al contrario, le donne dell’Ovest che vivono a Est imitano le loro colleghe e neo-conterranee: “essere esposte a un egualitarismo di genere nell’età adulta indebolisce la loro cultura d’origine, più tradizionale”.  

Persino un terzo esperimento dimostra che esiste questo “contagio” positivo: le studiose hanno anche considerato le lavoratrici che si sono spostate almeno due anni dalla parte opposta dell’Elba per poi tornare nella terra d’origine. Le donne dell’Ovest che hanno vissuto per qualche anno a Est tornano al lavoro dopo il primo figlio più spesso di quelle vissute sempre in Occidente (+3,9%). Anche un’altra osservazione arriva alle stesse conclusioni: le autrici hanno analizzato l’impatto “a breve termine” dell’arrivo delle lavoratrici dell’Est sull’Ovest, nel periodo immediatamente alla Riunificazione del 1990. L’aumento del 10% della loro presenza nelle aziende occidentali produce il 2% in più di possibilità che una madre occidentale torni a lavorare allo scoccare del primo anno di età del primo figlio, e dell’1,6% a partire dal quarto.

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