Luciano Vasapollo racconta l’ALBA, ovvero “l’Alternativa funzionante”, dagli albori ad oggi (di G. Rustichelli)

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Nel 1959, Fidel Castro, dopo solo un mese dalla vittoria della Rivoluzione aveva annunciato: “Voglio che il concetto di Patria abbia una maggiore portata, che dicendo patria ci si stia riferendo alla grande America, composta dalle nostre piccole patrie”. L’idea in effetti di Simon Bolivar.

È su questa onda di pensiero che 26 anni or sono nasce l’ALBA, l’Alternativa Bolivariana delle Americhe. Il professore ed economista Luciano Vasapollo, collaboratore dei governi chavisti, ha tracciato a “Il Faro di Roma” una attenta analisi delle ragioni storico-sociali della nascita e del perdurare dell’ALBA, basata su esperienze fatte direttamente sul campo quando si formarono la Rete in Difesa dell’Umanità e Telesur, nel momento in cui si sono sostanziati i primi rapporti di collaborazione fra Venezuela e Cuba, lavorando con Abel Prieto Jiménez, Atilio Boròn , Rita Martufi, Gianni Minà, James Petras, per ricostruire con particolari veritieri quel che stava avvenendo.

“L’ALBA ha rivestito, e tutt’oggi riveste, un ruolo importantissimo di alternativa nelle relazioni internazionali per concretizzare una possibilità d’uscita concreta e reale dall’Unipolarismo, non solo statunitense ma nord-centrico dominato dunque dai due blocchi imperialisti degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Rappresentando un’alternativa reale in quanto fondato su un modello economico, sociale, comunicativo, politico e monetario”,  esordisce lo studioso il quale evidenzia che per comprendere appieno l’ondata rivoluzionaria dell’ALBA non è possibile prescindere dalle ragioni storiche di quegli anni.

L’ALBA nasce esattamente 26 anni fa come collaborazione tra soli due paesi: Cuba e Venezuela, dalle menti di Hugo Chávez e Fidel Castro. Tutto parte dalla caduta dell’Unione Sovietica, del Socialismo nei paesi dell’Est e del Comecon. Cuba era fortemente dipendente economicamente dal Comecon in quanto – come riconosce Vasapollo – era legata commercialmente a quei Paesi per circa l’85% dell’import ed export. Se alla caduta del Socialismo e dei rapporti economici ad esso correlati, si aggiunge che a Cuba il PIL ha una crescita molto lenta, si può ben comprendere come il crollo tra il 1991 e il 1992 del 35% del Prodotto Interno Lordo causò una profonda crisi nella nazione che entrò in quello che venne denominato come “Período especial”.

“Io frequento Cuba da tantissimi anni, l’ho vista in difficoltà con il blocco statunitense, alle volte con delle carenze di alcuni prodotti specifici, ma non è mai stata un paese povero – rievoca il prof.  Vasapollo -. Nei primi anni Novanta invece si assiste a un crollo: non avendo capacità di esportazione, né petrolio o materie prime e impossibilitata inoltre a importare, mancarono gli alimenti, a cui si aggiunsero gli “apagones” (blackout): potevano passare 16, 17, fino a 20 ore al giorno senza luce. Senza luce non significa solo non poter usufruire della tv, o del frigo. Significa bloccare la produzione”.

La gente deperiva a vista d’occhio, in maniera omogenea: “ho visto compagni dimagrire 20, 30, 35 chili in un anno – racconta l’economista – perché non riuscivano a ingerire la quantità di proteine necessarie”.

Nonostante la drammaticità della situazione vi si potevano notare anche dei fatti positivi: “Cuba rimane socialista, non entra nella sfera dei paesi socialdemocratici, mantiene il processo rivoluzionario, mantiene la gratuità della sanità, dell’istruzione e dei servizi sociali, mantiene l’occupazione e riesce a dare un reddito a tutti, per quanto basso”.

Povertà omogenea, però, in quanto: “Se in altri momenti si era divisa tra ricchi – che si spartivano quella poca ricchezza che Cuba aveva – e poveri, la Cuba del “Período especial” suddivide anche la povertà: se dimagriva un operaio dimagriva anche un ministro”.

Nel mentre, l’altro attore dell’ALBA, il Venezuela, viveva in uno stato di terrore e di ribellione: il “Caracazo”. In una delle rivolte di quell’anno tumultuoso quale fu il 1989, l’esercito scese in piazza per sparare sul popolo venezuelano che tentava di accaparrarsi gli alimenti “che mancavano perché il Governo Socialdemocratico filoamericano di Pérez ridusse il popolo alla povertà in quanto tutto il petrolio e le ricchezze finivano in mano alle multinazionali”.

Solo un giovanissimo colonnello si rifiuta di sparare sulla folla: “Io non sparo sul mio popolo, io sono un uomo del popolo”. Era Hugo Chávez. Nel 1992, dopo una fallita insurrezione militare, viene arrestato e in carcere decide di andare al voto trionfando poi nel 1998. Inizia così il Socialismo Bolivariano.

“Inizia la ridistribuzione delle entrate del petrolio, prima in mano a un’oligarchia delle multinazionali potentissima e ricchissima. Le entrate vengono donate al popolo, dando vita alla gratuità per la sanità, per l’istruzione e alla creazione di case popolari”.

Hugo Chávez e Fidel Castro si incontrano in questo momento delicato per entrambi i Paesi e, grazie a un “processo di scambio solidale e complementare”, risanano le rispettive situazioni: “Cuba essendo priva di petrolio, lo chiede al Venezuela a un prezzo politico. Al Venezuela mancante di istruzione e sanità pubblica, Cuba invia 20 mila medici e altrettanti insegnanti pagando loro il salario”.

I risultati sono ben presto evidenti: “Cuba esce dal tragico “Período especial” e il Venezuela, prima con il tasso di analfabetismo più alto dell’America Latina e con una sanità solo privata, in soli due anni viene dichiarato dall’ONU come uscita dall’analfabetismo e con una buonissima assistenza sanitaria”.

Per quanto concerne quest’ultima, Vasapollo ha una memoria vivida: “Ricordo benissimo, in Venezuela, i piccoli policlinici nei quartieri popolari con ambulatori guidati da medici cubani e le donne che per la prima volta poterono usufruire del servizio di ecografia”.

L’ondata progressista si allargò e lo attestarono le vittorie di Rafael Correa in Ecuador, Evo Morales in Bolivia, di Daniel Ortega in Nicaragua.

Dell’ALBA entrano a far parte anche piccoli paesi dell’area caraibica nonché le tre nazioni citate sopra.

Si cambia così il nome da Alternativa ad Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America e si “mettono in moto delle collaborazioni che traghettano fuori gioco il dominio e lo strozzinaggio da parte della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. Si instaura lo scambio di petrolio a prezzi politici, viene creata la Banca dell’ALBA, che presta il denaro all’1% di tasso di interesse e con la restituzione a quarant’anni, al solo vincolo che le cooperative investissero i soldi nel sociale”. Viene creata come moneta il sucre uscendocosì dalla schiavitù dell’euro e del dollaro”.

“Si mettono in moto progetti di economia locale con la pianificazione decentralizzata e una sostenibilità ambientale compatibile con la realtà sociale”.

“L’Imperialismo ha sempre cercato di piegare l’ALBA perché rappresenta un’alternativa funzionante. C’è la paura che ci si possa accorgere di una logica diversa dal profitto” e per tale ragione vi furono dei colpi di Stato bianchi da parte di filoamericani contro Manuel Zelaya Rosales nell’Honduras oppure in Ecuador ove subentra Lenín Moreno. Poi le molte sanzioni, i blocchi, il terrorismo nella comunicazione. 

“Ma l’ALBA è sempre lì, con il Venezuela sempre più forte – vedi le ultime elezioni del 6 dicembre– con Cuba che va al Congresso del Partito Comunista parlando di piani economici l’11 aprile prossimo. LaBolivia, dopo la parentesi filoamericana, è tornata nell’Alleanza. Parallelamente ci sono presidenti progressisti in Argentina, in Messico, che non sono nell’ALBA ma guardano a questa”.

In chiusura preme sottolineare a Vasapollo come “Noi, l’area di EUROSTOP, della Rete dei Comunisti, del CESTES, del Sindacato U.s.b., da tredici anni proponiamo un’ALBA Euro mediterranea che porti al distacco dalla gabbia dell’Unione Europea, dei meccanismi soffocanti dell’euro, dei banchieri, del debito, delle speculazioni, al fine di creare un’area dei popoli del Mediterraneo che guardi all’ALBA latinoamericana sia in termini di prospettiva socialista di transizione, ma anche di economia. Con la formazione di una propria Banca, con una propria moneta, con una collaborazione solidale e di cooperazione incentrata non sui vantaggi comparativi e assoluti, ma sui vantaggi complementari fra i vari Paesi. Questa idea è ora nei dibattiti all’ordine del giorno non solo in Italia maanche in Francia e in Portogallo”.

“L’ALBA dunque per una futura umanità che non deve più essere sottoposta alle barbarie e alle angherie dell’Imperialismo e del Liberismo”.

Giulia Rustichelli

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