Il Capitalismo distrugge il mondo, una sfida per i Comunisti del XXI° secolo.

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Un confronto pubblico sulle Tesi prodotte dalla Rete dei Comunisti.

Mauro Casadio

La Rete dei Comunisti si appresta a fare la propria quarta Assemblea Nazionale nel fine settimana del 2 e 3 Luglio. In realtà ogni anno la nostra organizzazione si cimenta in appuntamenti nazionali di tutti i militanti in quanto utili strumenti di confronto e di direzione in una situazione dove l’accelerazione degli eventi oggettivi e politici obbligano ad una riflessione ed ad un adeguamento in sintonia con gli sviluppi suddetti.

Quest’anno abbiamo dato una impostazione diversa all’assemblea nazionale, non congresso dati i caratteri del nostro progetto organizzato, cogliendo il salto di paradigma che le vicende pandemiche hanno permesso di far emergere, salto che era però già maturo dentro le contraddizioni del modo di produzione capitalista. Diciamo che sono cominciati a cadere una serie di veli ideologici e di rappresentazioni che imponevano una percezione della realtà ben diversa dalle effettive dinamiche del mondo.

A questa percezione distorta hanno contribuito i mezzi di comunicazione di massa, il carattere individualizzante dei social ma anche una sinistra che svolge sempre più una funzione deviante rispetto alla regressione delle condizioni sociali che stanno investendo milioni di persone in un occidente in crisi.

La scelta di misurarsi con delle Tesi Politiche nel tentativo di leggere la realtà nelle sue tendenze più profonde, cercando cosi di estrapolare indicazioni analitiche e di organizzazione, nasce proprio dal fatto che diviene sempre più insufficiente seguire le minute vicende quotidiane se non si ha una visione quantomeno di fase.

Certamente stiamo entrando in una fase di non breve durata in quanto quella che si apre ora deve sviluppare ancora, far maturare, tutti i propri caratteri e le proprie contraddizioni come è avvenuto nel ’91 con la dissoluzione dell’URSS e nel 2007 con la crisi finanziaria.

La “stella polare” che va seguita nel capire i caratteri delle contraddizioni dal nostro punto di vista è quella che da tempo abbiamo definito come competizione globale ed ora “stallo degli imperialismi”. Lo sviluppo impetuoso delle forze produttive di segno capitalista avuto dopo la fine del campo socialista ora sta producendo i suoi effetti reali e duraturi, cioè l’emergere di nuovi soggetti competitivi per l’occidente.

La Cina ne è l’effetto più evidente ma quello che si sta profilando è il riemergere di un campo internazionale forse non socialista come storicamente abbiamo conosciuto ma sicuramente alternativo al liberismo occidentale e all’egemonia degli USA.

Lo stesso processo ha creato un equilibrio di forze, sul piano finanziario, economico e militare, che ha prodotto uno stallo tra i soggetti competitivi esistenti in cui nessuno ha la possibilità di usare strumenti decisivi, quello militare per eccellenza, per sconfiggere l’avversario.

Un effetto di questa evoluzione è quello di far ritrovare un ruolo allo strumento della NATO, in crisi da tempo, come collante dell’alleanza USA-UE contro il “resto del mondo” per tentare di mantenere un ruolo dominante, imperialista, in un tentativo probabilmente antistorico di riportare la situazione ai decenni successivi agli anni ’90.

Quegli stessi decenni di affermazione del liberismo sfrenato che ha portato in profondità i processi di privatizzazione e di devastazione sociale che oggi producono una crisi pandemica di proporzioni inaspettate dove le risposte che vengono date, soprattutto dagli alleati degli occidentali come il Brasile e l’India, sono più dannose della stessa pandemia producendo continui focolai infettivi che si ripropongono a livello mondiale.

Insomma la distruzione dello Stato Sociale perseguito con determinazione e ferocia dai centri finanziari e dalle classi dominanti oggi porta alla constatazione che questo modello di sviluppo e di crescita infinita porta a effetti dannosi per l’intera umanità.

A questo sviluppo distorto ha corrisposto un degrado delle classi dominanti e dei ceti politici di cui in Italia ne abbiamo un esempio diretto dove i vari partiti ed i vari esponenti, da Letta a Salvini, da Grillo a Berlusconi, si mostrano incapaci di avere progetti di lungo respiro e strettamente legati a lobby e corruzione. Come la sopravvivenza inspiegabile di un soggetto massonico come Renzi dimostra.

Se il nostro paese è un esempio palese che abbiamo a portata di mano la situazione non è molto diversa negli altri centri occidentali. L’esperienza di Trump è troppo recente per non averla presente e d’altra parte quella rappresentanza reazionaria non è stata affatto sconfitta e già da ora si sta riproponendo alla società statunitense.

Come pure le politiche della UE, nonostante la retorica ambientalista del Recovery Fund, sono tutte a sostegno delle imprese e della finanza prospettando un futuro di regressione sociale ed economica per le classi subalterne ma anche democratica come effetto diretto delle prime.

L’insieme di questa evoluzione, nelle Tesi il tentativo è quello di fornire analisi più approfondite, sta producendo delle controtendenze che ora sono solo all’inizio ma che possono essere già percepite nei primi effetti politici.

Una riguarda direttamente i settori di classe, anche nel nostro paese, che vedono sempre meno possibilità di risoluzione delle proprie contraddizioni nella normale dialettica del conflitto sociale a “bassa intensità”, come quello che abbiamo vissuto nei momenti di crescita economica, e tende a politicizzare le proprie posizioni sviluppando un antagonismo spesso senza coscienza ma radicale.

Questo fenomeno non è recente e si è manifestato già nel passato con l’affermazione della Lega e del M5S; oggi con la crisi strategica di ambedue i soggetti si ripropone la necessità di questa politicizzazione anche se deve ancora maturare nel corpo della società ed in relazione al peggioramento delle condizioni economiche e sociali.

L’altro effetto che si afferma in modo ancora più evidente è la necessità, di fronte all’evidenza delle contraddizioni generali del capitalismo, di una alternativa sociale che possiamo dire rivoluzionaria.

Questa possibilità era stata archiviata negli anni ’90 dove si pensava a livello mondiale che non poteva esistere una alternativa al modo di produzione capitalista; oggi di fronte all’incepparsi di questa ipotesi riemergono necessità, aspettative e prospettive che invece contemplano proprio la costruzione di un altro modello sociale. Possiamo definirlo Socialismo del XXI° secolo sapendo che questa è una prospettiva difficile ma che dentro la crisi capitalista acquisterà sempre più credibilità.

Se questo è “l’ambiente” in cui devono agire i comunisti ne consegue che il lavoro di analisi, elaborazione ed organizzazione è enorme ed impegnativo. Ma è proprio con questo spirito che affrontiamo questo passaggio assembleare che abbiamo cercato di sintetizzare nel testo prodotto sulle tesi e che si può trovare sui siti della RdC e di Contropiano.

L’assemblea è articolata su due momenti. Uno pubblico, a cui invitiamo a partecipare, per Venerdì 2 Luglio che si terrà a Roma alle ore 15.00 presso l’hotel “The Hive” in via Torino 6, nei pressi della stazione Termini. L’altro interno per il giorno successivo Sabato 3 Luglio.

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