Svendita aeroporti toscani e arroganza padronale un caso emblematico delle politiche imposte dall’unione europea

La Rete dei Comunisti – Toscana aderisce e parteciperà alla manifestazione nazionale dei lavoratori aeroportuali di venerdì 23 aprile ’21 in piazza dei miracoli a Pisa, ore 11,30

Il 28 febbraio uscivano sui quotidiani i risultati degli incontri tra l’attuale Presidente del Consiglio Mario Draghi e i ministri allo sviluppo economico, all’economia e ai trasporti sul tema del salvataggio dell’Alitalia e dei servizi a terra (handling). Al centro delle riunioni i diktat dell’Unione Europea, nella figura di Margrethe Vestager, vicepresidente della commissione europea alla concorrenza, che “pretende, prima di garantire il via libera alle operazioni del governo italiano sul tema aeroportuale, solo soluzioni di mercato”. La commissaria ha parlato molto chiaro: Nessun camuffamento di aiuti di Stato, altrimenti i 55 milioni di ristori per il settore sarebbero stati bloccati dalla Commissione Europea.
Le soluzioni proposte da Draghi e i suoi Ministri per ubbidire ai diktat dell’Unione Europea si sono mantenute nel solco del più truce liberismo: “La vendita degli asset deve essere fatta in termini di mercato”. Così come sta succedendo anche nella vertenza Alitalia.
In seguito a queste indicazioni governative i finanziamenti UE si sono sbloccati, tra cui i 10 milioni stornati dalla Regione Toscana a Toscana Aeroporti, che ha comunicato la vendita del settore handling e ora, forti del sostegno UE, intendono estromettere gli azionisti pubblici dal prossimo CdA.Gli osservatori economici avevano giudicato il dossier Alitalia come “primo banco di prova” del governo Draghi su un tema economico di prima grandezza. Alla luce di quello che sta avvenendo in Toscana ci sembra che la prova sia stata superata egregiamente, a favore degli imprenditori ai quali, negli anni passati, gli amministratori locali hanno svenduto gli scali aeroportuali di Pisa e Firenze.
La velocità con la quale l’attuale esecutivo sta prendendo queste decisioni, grazie anche al perdurare della pandemia, spiega meglio di ogni parola il senso profondo del commissariamento dell’Italia da parte dell’Unione Europea. Attraverso Mario Draghi l’Unione Europea governa direttamente l’economia del paese, determinando la nostra vita e la nostra morte, come dimostra la strenua difesa delle case farmaceutiche, che centellinano i vaccini in base a meri calcoli economici.
La vertenza dei lavoratori aeroportuali e dell’indotto è un primo passo per bloccare il tentativo di vendita di TAH. Ma occorre individuare i nostri nemici principali, insediati a Bruxelles e ben rappresentati dal governo Draghi e dagli amministratori regionali e locali.
L’unica strada per avere garantito un lavoro ed un futuro sereni passa attraverso una lotta risoluta contro le logiche mercantiliste imposte dall’Unione Europea, in ogni settore dell’economia e dei servizi. Logiche che si stanno dimostrando fallimentari, rendendo grama la vita delle maggioranze. È ora di rompere la gabbia dell’Unione Europea, mandando a casa i suoi commissari locali, a partire da Mario Draghi e dagli amministratori locali.E’ ora di lottare per il Socialismo del XXI secolo, per spazzare via un sistema marcio e corrotto, per costruire una società basata sul rispetto dei diritti fondamentali degli esseri umani e della natura.
Rete dei Comunisti – Toscana
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Socialismo e barbarie. Una scelta di campo.

Campagna tesseramento alla Rete dei Comunisti 2021

La crisi di civiltà nella quale si sono impantanati gli imperialisti con la barbarica gestione della pandemia fa tornare indietro le lancette della storia, ad un’epoca nella quale le bronzee leggi del mercato emergevano con crudezza dalle pagine di Engels sulla condizione della classe operaia inglese della seconda metà dell’800. Le fosse comuni a Hart Island – l’isola degli orrori di New York – le file di camion militari con le bare di Bergamo, le migliaia di vittime che quotidianamente si sommano a più di un anno dall’inizio della pandemia, sono la contemporanea trasposizione dei lazzaretti di due secoli fa, dove andavano a morire gli scarti umani della produzione negli opifici dell’epoca. 

Di fronte a questo scempio, le soluzioni proposte dai nostri nemici di classe sono le solite – ammantate da veli ideologici sempre più deboli ma spaventosamente più sofisticati e mistificanti – a rimarcare la crisi di egemonia delle sue rappresentanze istituzionali e dei loro diversificati dispositivi di governance globale. I governi si susseguono, ma il senso di marcia è sempre lo stesso. Paradigmatico il cambio della guardia alla Casa Bianca. I democratici di tutto il mondo attendevano con trepidazione il defenestramento di Trump il bruto, per ritrovarsi oggi un esponente democratico che in politica estera supera, per interventismo imperialista, il suo predecessore.

In forme diverse, anche i governi europei sono alle prese con questa contraddizione di fondo. Possono cambiare le geometrie politiche, sino ad arrivare a esecutivi “monstre” sul modello del governo Draghi, senza che cambi di un millimetro la linea di marcia imposta dal Trattato di Maastricht in poi con l’obiettivo di costruire il polo imperialista europeo essenziale per garantire margini di competizione alle multinazionali del nostro continente nell’ambito dell’accresciuta competizione gobale tra potenze, blocchi militari ed aree monetarie.

L’attuale stallo nel conflitto interimperialistico, tra i poli imperialisti e le potenze economiche emerse negli ultimi 20 anni come antagoniste “de facto” dell’Occidente capitalistico, può rompersi in ogni momento, determinando scenari potenzialmente devastanti per il pianeta. La guerra guerreggiata, strumento salvifico per il capitalismo sino alla prima metà del ‘900, trova oggi un forte limite nella diffusione dell’arma nucleare, oramai in possesso di molti paesi nel mondo. Non sappiamo se questo limite sarà sufficiente a fermare gli “spiriti animali” di un sistema sempre più in difficoltà.

Il tornante storico che stiamo attraversando, ricco di sfide complesse ed inedite, pone, urgentemente, la necessità di un cambio di modello sociale e di sistema. Si ripropone il tema della Rivoluzione e della sua concreta realizzabilità. L’impegno – quindi – a costruire, attraverso sperimentazioni politico/pratiche, una soggettività comunista organizzata proiettata ad interpretare il corso attuale della crisi e a mettere in campo le ragioni e la forza per attualizzare il compito storico del “ribaltamento dello stato di cose presenti”.

I dati oggettivi che possono far risalire la china all’opzione comunista sono tutt’ora vigenti e maturano nelle pieghe delle contraddizioni che attanagliano il dipanarsi del Modo di Produzione Capitalistico.

Con buona pace di tutti i revisionismi che hanno, più volte, decretato la fine della “spinta propulsiva dell’Ottobre” e degli apologeti del capitale che cianciavano di “fine della Storia”, l’attuale formazione sociale dominante mostra, drammaticamente, i suoi limiti, la sua essenza antiumana e le sue capacità distruttive.

In questa congiuntura storica alcune esperienze popolari e rivoluzionarie che si richiamano al Socialismo stanno rappresentando plasticamente una alterità concreta al capitalismo. Cuba, il Venezuela, li Vietnam, il Kerala, la Cina, attraverso forme diverse, talvolta “controverse” di modalità di socialismo, stanno salvando le proprie popolazioni dal virus e le proprie economie dalla crisi, lanciando così un segnale chiaro e incontrovertibile alle masse popolari di tutto il mondo.

La nostra prospettiva di lotta e di organizzazione – la costruzione politica ed organizzativa della Rete dei Comunisti – non si fonda su una presunta “importazione di modelli” unici e irripetibili di Socialismo, ma intende ribadire qui ed ora la centralità della costruzione di uno strumento organizzato per lottare contro il capitalismo e per la rottura del polo imperialista europeo, verso la costruzione di quella che noi chiamiamo l’Alba Euro – afro – mediterranea, che raccolga e unisca dialetticamente la storia, la cultura e i rapporti socio/economici che da sempre intercorrono tra i paesi rivieraschi del Mediterraneo, trasformandoli in relazioni di scambio solidali ed internazionalisti, fuori e contro i meccanismi di sfruttamento coloniale ed ineguale che caratterizzano il modello capitalistico.

Iscriversi e militare nella Rete dei Comunisti significa questo: impegnarsi nella sua costruzione e nel suo arricchimeto teorico e programmatico, contribuire all’affermazione di una concezione del mondo e della vita in grado di misurarsi e superare le sfide imposte dalla contemporaneità capitalistica ma – soprattutto – una spinta a rappresentare, anche in tendenza, una altervativa generale agli odiosi rapporti sociali vigenti.

 NOI ci siamo.




Val Susa laboratorio di repressione per proteggere interessi USA–NATO-UE

Piena solidarietà a Giovanna e ai militanti No Tav

Da anni seguiamo e partecipiamo alle mobilitazioni delle popolazioni della Val Susa, contro un’opera evidentemente inutile e dannosa per le popolazioni, la natura e l’economia del paese.

Contro quest’opera e le collaterali, come l’aeroporto contro il quale in questi giorni si sono giustamente mobilitati gli attivisti No Tav, sono stati scritti fiumi di parole, inchieste, analisi, relazioni e quant’altro a dimostrare la totale inutilità anche dal punto di vista macroeconomico.

Nonostante l’evidenza, gli interessi che ruotano attorno ai lavori sono difesi a spada tratta dall’Unione Europea e dai governi che si susseguono a palazzo Chigi, di qualsiasi sfumatura neoliberista essi facciano parte, anche perché L’accanimento contro i No Tav è ispirato da esigenze USA/ Nato, come si evince da questo importante articolo: https://contropiano.org/news/politica-news/2021/04/16/laccanimento-contro-i-no-tav-ispirato-dalle-esigenze-usa-nato-0138091

Di opere inutili portate a termine nonostante l’evidenza ne sappiamo qualcosa anche in Toscana, dove procedono le opere per la TAV ed è stato costruito il “People Mover” a Pisa, trenino inutile e costosissimo, opere che continuano a gravare sulle tasche dei contribuenti, grazie a contratti che garantiscono i privati nonostante la totale inefficienza delle opere. Quello che conta è che girino i soldi, dalle tasche dei lavoratori a quelle degli azionisti delle multinazionali.

Stessa sorte per i vaccini anticovid, sui quali si sta giocando una partita tragica e macabra, che ogni giorno costa la vita a migliaia di persone povere nel mondo, dato che i ricchi si sono garantiti le proprie scorte, attraverso lobby massoniche che rubano vaccini a favore di categorie privilegiate, come accaduto in Toscana.

In Val Susa questa logica di speculazione, profitto e morte ha trovato un punto di resistenza che rende la vita difficile ai padroni e ai loro servi. Per questo da alcuni anni le forze “dell’ordine” stanno sperimentando nuove forme di repressione, che hanno l’obiettivo di terrorizzare l’intera popolazione, com’è successo in questi giorni di mobilitazioni nel comune di San Didero, occupato militarmente, cosparso di lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo.

Si intende togliere l’acqua ai militanti e agli attivisti No Tav, attraverso la paura e i rastrellamenti di massa. In questa operazione repressiva è stata colpita gravemente Giovanna, ora ricoverata all’ospedale Molinette di Torino, dove le forze della repressione non la lasciano in pace neppure nel suo letto di convalescenza.

Occorre stringersi attorno a Giovanna e a tutti i militanti No Tav, esempio di resistenza che va esteso a tutte le vertenze sociali determinate dalla crisi e dalla gestione criminale della pandemia, utilizzando quella esperienza per rendere più incisiva la nostra lotta contro l’Unione Europea, il governo Draghi e i padroni che essi rappresentano.

Rete dei Comunisti – Toscana




La vittoria di Lasso in Ecuador è un rafforzamento del neoliberismo, ma la strada del Socialismo è segnata

Rete dei Comunisti

Domenica 11 aprile si è svolto il ballottaggio delle elezioni presidenziali in Ecuador. Più di 10 milioni di ecuadoriani sono stati chiamati alle urne, sotto gli occhi di centinaia di osservatori internazionali presenti per monitorare il corretto e regolare svolgimento del processo elettorale, a seguito dei tentativi di manipolazione della giustizia elettorale e di sabotaggio del secondo turno.

Con il 99% delle schede scrutinate dal Consiglio Elettorale Nazionale, il risultato elettorale – acquisito come definitivo – vede Guillermo Lasso, ex banchiere candidato per l’alleanza CREO-PSC e uomo forte della destra neoliberista in Ecuador e nel continente latinoamericano, affermarsi con il 52,48% dei voti contro il candidato correista dell’alleanza progressista Unión por la Esperanza (UNES), Andrés Arauz.

Dopo il successo al primo turno, Andrés Arauz ha dimostrato di essere uno sfidante temibile per Lasso e, in generale, per l’establishment in Ecuador, in un testa a testa conteso che conferma il largo consenso popolare del fronte progressista (47,52% dei voti). E questo nonostante una vile campagna mediatica condotta ai suoi danni, fatta di fake news e calunnie incessanti, e un sistema di potere che ha prima cercato di impedirne la candidatura e poi l’ha attaccata duramente, grazie al sostegno economico di banche e multinazionali e alla strumentalizzazione politica degli apparati statali.

Tra le altre ragioni, ha pesato in maniera significativa e determinante il voto nullo “ideologico” e il boicottaggio promosso da Yaku Pérez in seno al movimento indigenista, in particolare tra le sue due maggiori organizzazioni, la CONAIE e il MICC. Pertanto, Yaku Pérez, candidato al primo turno con la maschera di “eco-socialista” ma in realtà strenuo anti-correista vicino all’ambasciata USA a Quito, si è rivelato essere un’utile marionetta nelle mani della borghesia nazionale e delle oligarchie finanziarie continentali per assicurarsi, tramite la vittoria finale di Guillermo Lasso, la continuità della difesa dei propri interessi economici e politici, a scapito di quelli dei settori popolari duramente colpiti dalla pandemia e dalla crisi sociale.

Guillermo Lasso ha subito ricevuto i migliori auguri da Iván Duque e Sebastián Piñera, presidenti rispettivamente di Colombia e Cile, servitori delle politiche imperialiste di Washigton e sostenitori delle ingerenze operate dall’Organizzazione degli Stati Americani di Luis Almagro. A congratularsi con Lasso è stato anche il presidente uscente dell’Ecuador Lenin Moreno, contro il quale era candidato alle precedenti elezioni nel 2017, prima che il tradimento degli ideali correisti della Revolución Ciudadana da parte di Moreno evidenziasse una palese convergenza di interessi tra i due.

Dal 2017 il movimento CREO di Guillermo Lasso appoggia il governo di Moreno, con il quale ha firmato un accordo legislativo per sostenere e promuovere “riforme”, come quelle imposte dal Fondo Monetario Internazionale a seguito del “piano di salvataggio economico” e dell’erogazione di un prestito di 6,5 miliardi nel 2020. Gli aggiustamenti alla spesa pubblica, definiti “draconiani” da Arauz, aggraveranno il contesto sociale in Ecuador, già segnato da una crescente disoccupazione e da un impoverimento diffuso.

La vittoria di Lasso apre una fase di rafforzamento ed intensificazione delle politiche neoliberiste In Ecuador, dalle privatizzazioni delle imprese strategiche di telecomunicazioni ed estrazione a quella del Banco Central del Ecuador, seguendo il solco già tracciato dal presidente Moreno, il quale intende azzerare l’indipendenza della Banca Centrale sancita dalla Costituzione per metterla a disposizione del capitale finanziario nazionale e soprattutto internazionale.

Andrés Arauz, il quale è riuscito a ridare speranza e dignità al popolo ecuadoriano, ha affermato che “questa è una battuta d’arresto elettorale, ma in nessun modo una sconfitta politica e morale” perché l’obiettivo del suo progetto politico mira a “costruire quella nuova maggioranza, quel blocco storico, rappresentato dal progressismo, dalla plurinazionalità e dalla democrazia sociale, sono elementi costitutivi del nostro Stato, della nostra Costituzione”.

Dal canto nostro, auguriamo a Andrés Arauz, ai militanti e agli attivisti sociali e sindacali impegnati nella costruzione di questo fronte popolare progressista di proseguire il loro cammino di affermazione del diritto all’autodeterminazione del popolo ecuadoriano e di transizione al Socialismo. Le persecuzioni politiche e giudiziarie, in uno dei paesi che ha conosciuto lo scandaloso caso di “lawfare” ai danni dell’ex presidente Rafael Correa, rischiano di pesare sulle forze di opposizione al prossimo governo guidato da Guillermo Lasso.

Il risultato elettorale in Ecuador renderà sicuramente più difficoltoso il percorso di cooperazione e il rilancio dell’integrazione latinoamericana di organismi internazionali come l’UNASUR e la CELAC. Dopo il reintegro della Bolivia con il ritorno al potere del MAS di Evo Morales e Luis Arce, purtroppo l’ALBA latinoamericana non vedrà il reinserimento – almeno fino al 2025 – dell’Ecuador, ritiratosi per volontà di Lenin Moreno.

Nonostante i recenti successi che hanno dato impulso ad un ritorno dell’ondata progressista in America Latina, il cammino di affermazione e costruzione del Socialismo del 21° secolo, in quello che da tempo abbiamo definito come “l’anello debole dell’imperialismo”, è tortuoso e non lineare. Le borghesie nazionali e le forze imperialiste agiscono e continueranno ad agire – con qualsiasi mezzo a loro disposizione – per frenare, contrastare e reprimere qualunque tentativo di costruzione di un’alternativa progressista e socialista.

La strada del Socialismo è segnata, la loro sconfitta sarà inesorabile.




Le organizzazioni internazionaliste non si toccano. Solidarietà al Collectif Palestine Vaincra!

In Francia e in tutta Europa, si respira un’aria pesante che sa di repressione e normalizzazione di ogni forma di dissenso. Questa, che non è certamente una novità nell’agire delle classi dominanti continentali, assume tutt’altro peso quando consideriamo che la pandemia in cui siamo immersi da oltre un anno ha messo in evidenza una profonda crisi d’egemonia del sistema dell’Occidente, oltre a cambiare il peso di alcuni attori nello scenario mondiale.

In linea con questa evidenza, ci pare evidente come Israele stia assumendo un’importanza ancor maggiore nello scacchiere del Mediterraneo e del Vicino Oriente, un’importanza che ha bisogno di nuova e di profonda legittimazione da parte dei governi europei. Ed in questi giorni è la Francia ad ossequiare lo Stato sionista con l’inchino più profondo, puntando direttamente allo scioglimento di uno dei soggetti che più di tutti sono attivi per la causa palestinese, internazionalista e anticolonialista.

Facciamo nostre le parole del comunicato dei compagni e delle compagne del Collectif Palestine Vaincra, con il quale condividiamo in particolare il percorso di lotta all’interno della Campagne unitaire pour la libération de Georges Abdallah. Il collettivo di sostegno al popolo palestinese, attivo principalmente a Tolosa, sottolinea come “il susseguirsi di appelli allo scioglimento di organizzazioni antirazziste, associazioni musulmane e sindacati è una minaccia preoccupante per tutte le persone impegnate per la libertà di espressione, l’uguaglianza e la giustizia ”. Ed è questo il punto della questione: in una fase di estrema difficoltà, di profonda crisi d’egemonia, uno degli strumenti per mantenersi in vita del potere è disarticolare, rendere illegale, distruggere l’organizzazione degli sfruttati. A noi l’arma della solidarietà attiva e del supporto politico e materiale a chi viene colpito.

Viva la Palestina! Viva il Collectif Palestine Vaincra!

Les organisations internationalistes ne se touchent pas. Soliadarieté au Collectif Palestine Vaincra !

En France et dans toute l’Europe, on respire un air lourd qui sent la répression et la normalisation de toutes les formes de opposition. Celle-ci, qui n’est certainement pas une nouveauté dans l’action des classes dominantes continantes, prend tout autre poids quand nous considérons que la pandémie dans laquelle nous sommes plongés depuis plus d’un an, a mis en évidence une profonde crise d’hégémonie du système de l’Occident, en plus de changer le poids de certains acteurs sur la scène mondiale.

A partir de cette évidence, il nous semble évident qu’Israël prend une importance encore plus grande sur l’échiquier de la Méditerranée et du Proche-Orient, une importance qui a besoin d’une nouvelle et profonde légitimation de la part des gouvernements européens. Et, ces jours-ci, c’est la France qui honore l’État sioniste avec la révérence la plus profonde, en visant directement la dissolution d’un des sujets qui sont le plus actifs pour la cause palestinienne, internationaliste et anticolonialiste.

Nous faisons nôtres les paroles du communiqué des camarad.e.s du Collectif Palestine Vaincra, avec lequel nous partageons en particulier le parcours de lutte au sein de la Campagne unitaire pour la libération de Georges Abdallah. Le collectif de soutien au peuple palestinien, actif principalement à Toulouse, souligne que “la succession des appels à dissolution d’organisations antiracistes, d’associations musulmanes ou de syndicats est une menace inquiétante pour l’ensemble des personnes attachées à la liberté d’expression, à l’égalité et à la justice”. Et voilà le point de la question : dans une phase d’extrême difficulté, de profonde crise d’hégémonie, l’un des moyens de maintenir le pouvoir en vie est de désarticuler, de rendre illégal, de détruire l’organisation des exploités. À nous, l’arme de la solidarité active et du soutien politique et matériel aux victimes.

Vive la Palestine ! Vive le Collectif Palestine Vaincra !