1

La nuova guerra fredda alla Cina

di John Bellamy Foster (da Monthly Review, Luglio 2018)




Hugo Chávez, l’indispensabile

di Adán Chávez Frías

Hugo Chávez, il grande “uomo d’azione e d’idee”, come lo definì il Comandante Fidel Castro, al quale si riferiva anche come il miglior amico di Cuba, è diventato, con il battito del cuore incommensurabile dei nostri Popoli, l’essenza ideologica di un progetto politico volto alla costruzione di una nazione libera, sovrana, indipendente, forgiando la maggior felicità possibile per i suoi abitanti. Senza dubbio, quando il Comandante Eterno si è assunto come parte di un intero vortice umano con quella frase: “Non sono più Chávez, sono un popolo”, stava testimoniando la sua totale dedizione alla causa dei più bisognosi. Era inevitabilmente diventato un sentimento popolare.

Per questo oggi, nel 67° anniversario della nascita del leader storico della Rivoluzione Bolivariana, è necessario parlare della nostra storia contemporanea, del tempo di quasi settant’anni fa, di quel momento in cui il cuore della terra venezuelana batteva in un luogo remoto, sconosciuto ai più: Sabaneta de Barinas, in quella nostra pianura che Chávez stesso ha descritto come uno spazio di misteri, di natura “autentica e a volte così crudele”, contro la quale donne e uomini devono lottare per domarla e sconfiggerla, ma anche per finire per essere parte di essa, della sua infinita savana. Fu lì che nacque il grande rivoluzionario di questo secolo, in un’alba d’inverno, con molta pioggia che formava stagni nelle strade. “Non c’era la luna, non c’era il gallo, era una notte buia”, diceva il Comandante Eterno nelle sue conversazioni con il compagno Ignacio Ramonet (in “Hugo Chávez. Mi primera vida: Conversaciones con Ignacio Ramonet”, Debate, 2014).

Hugo è nato il 28 luglio di quell’anno in cui, per destino, arrivavano al Pantheon Nazionale anche i resti del grande ideologo della guerra d’indipendenza, l’uomo che diede la luce della conoscenza e della ribellione al nostro Padre Liberatore Simón Bolívar, che con il passare del tempo divenne anche un ispiratore dello stesso Chávez: Simón Rodríguez.

Così gli avvenimenti della vita e della Storia hanno agito di nuovo e nel 1954 la Patria ha protetto due esseri per la posterità, in due tempi diversi ma complementari: il passato perenne, la fiamma inestinguibile rappresentata da Samuel Robinson, e il futuro appena incipiente rappresentato da un bambino che cominciava ad aprire gli occhi alla vita.

Nel mondo si stavano verificando eventi che, politicamente parlando, sarebbero stati rilevanti per la Storia dei popoli oppressi. L’assalto alle caserme Moncada e Carlos Manuel de Céspedes, un anno prima, da parte del Movimiento 26 de Julio guidato da Fidel Castro, segnò l’inizio di quel periodo. Il colpo di Stato contro il presidente progressista Jacobo Árbenz in Guatemala e l’imposizione delle dittature in Brasile e Paraguay nel 1954 definirono la politica imperialista per stabilire il suo dominio in America Latina e nei Caraibi attraverso i militari formati sotto gli interessi degli Stati Uniti e la sua Scuola delle Americhe. Ma fu anche l’anno della battaglia di Die Bien Phu, che segnò la vittoria del popolo vietnamita sul colonialismo francese. “Le braccia della Storia mi hanno avvolto, l’uragano della Storia mi ha risucchiato”, ha detto il comandante Chávez, riferendosi alla turbolenta scena mondiale al momento della sua nascita.

L’essere umano è fatto per misurarsi con le loro circostanze. Sono queste circostanze che formano il suo spirito e plasmano la sua personalità. Così è stato per Chávez, il bambino, la cui innata curiosità lo ha portato a fare domande in un contesto pieno di contraddizioni. Nella patria di Bolívar, centinaia di prigionieri politici riempirono le carceri del regime di Perez Jiménez, che non permetteva la libertà di pensiero politico e mandava nelle prigioni chi la pensava diversamente. Le lotte contro Pérez Jiménez portarono al suo rovesciamento, a partire dal 1958. A quel tempo, Hugo non aveva ancora quattro anni.

La speranza volava sui cieli, come un vento che portava buoni presagi per il paese, ma non era altro che una breve illusione. Ancora una volta, le classi potenti hanno manovrato e sono riuscite a mettere da parte le forze popolari e rivoluzionarie, trasformando la vittoria collettiva sulla dittatura in un patto della borghesia nazionale per rimanere al potere per sempre. Il Patto Puntofijo era la continuità del vecchio dominio capitalista, protetto da Washington. Questo è stato senza dubbio il periodo che più ha influenzato la visione del leader bolivariano.

La lotta armata, conseguenza dell’agitazione popolare contro la pseudo-democrazia, è stata un evento storico che si è riflesso non solo a Caracas, ma anche in quasi tutto l’interno del paese. Barinas era uno dei tanti spazi di guerriglia nella geografia nazionale. Le storie di Bachiller Rodríguez e Tuco Gómez erano di dominio pubblico e divennero parte dell’ideologia di Barinas. Chávez stesso racconta una visione di quei momenti della sua vita:

Ricordo di aver visto Rómulo Betancourt con un liquiliqui (abito tradizionale per gli uomini in Venezuela, ndt) bianco, che attraversava il ponte Páez, il fiume Boconó; ci hanno portato noi bambini in un camion per vedere il presidente che passava per consegnare le terre della Riforma Agraria. Se mi ricordo bene, stava andando con John Kennedy, che veniva qui, sapete, a consegnare la terra, era l’Alleanza per il Progresso. Ricordo alcuni giovani nordamericani che vennero a Sabaneta (ero un chierichetto all’epoca, sto parlando di 50 anni fa) e ci insegnarono qualche parola di inglese e distribuirono avena Quaker; era l’Alleanza per il Progresso.

Ma ricordo anche che sulle colline di San Hipólito, presso Caño e’ Raya, c’erano dei signori che si chiamavano guerriglieri… Ecco, dove uno è nato e dove è cresciuto”.

Questa visione di due opposti antagonisti, cioè la cosiddetta “democrazia” da un lato (in cui persistevano povertà, analfabetismo, mancanza di cure mediche e altre calamità), e la ribellione di un settore dall’altro (i fattori rivoluzionari), ebbe un’influenza decisiva sulla personalità di Hugo, ma anche sulla formazione della sua grande sensibilità, la sua costante preoccupazione per le ingiustizie e le disuguaglianze sociali.

In questo contesto storico, gli affetti e gli insegnamenti della sua famiglia furono decisivi nella formazione della sua spiritualità. Anche se Chávez è cresciuto sotto le cure di sua nonna Rosa Inés, l’influenza di sua madre e suo padre non fu meno importante. Entrambi insegnanti, entrambi combattenti in un mondo allora lontano e dimenticato: le pianure venezuelane.

La vita austera della famiglia ha dato fermezza a valori essenziali come l’onestà, l’umiltà, il sacrificio e l’identità con gli emarginati, e li ha fatti prevalere come esempi da seguire, indipendentemente dalle dure condizioni che abbiamo affrontato.

In uno delle sue tante memorie, il Comandante ha ricordato quando era in quarta elementare e suo padre era il suo insegnante di classe, sottolineando che pretendeva di più da lui perché era suo figlio. “Quando non avevo venti dollari, non andavo al cinema”, ha detto Chávez, riferendosi alle grande esigenze del vecchio Hugo de los Reyes.

Mamma Elena fu altrettanto influente per il futuro leader storico della Rivoluzione Bolivariana. “Si è laureata come insegnante quando aveva già messo al mondo quasi tutti noi. Ricordo che andavo a trovare mia madre in un’aula… In particolare, insegnava l’alfabetizzazione, si dedicava all’educazione degli adulti… Ho partecipato, insieme a mia madre, alla campagna di alfabetizzazione negli anni Sessanta, lei era la mia guida con un libro che si chiamava Abajo Cadenas… Così mia madre mi ha insegnato a insegnare agli altri: era una cosa bellissima”.

Ma senza dubbio, il ruolo di mamma Rosa, con le sue innumerevoli letture e lezioni, è stato decisivo nella nostra educazione. Fu lei che ci insegnò a leggere, prima che andassimo a scuola, e in questo potente legame si intrecciò una relazione che andava al di là del legame sanguigno e affettivo. La figura di nonna Rosa Inés, con i suoi racconti sull’indipendenza, la guerra federale e la lotta anti-gomecista, rappresentava la vicinanza alle prime idee emancipatrici e ribelli di quegli scolari che eravamo, quando cominciavamo a scrutare le complessità della vita.

Fu un periodo duro e allo stesso tempo magico nella misteriosa pianura la cui influenza segnò decisamente il futuro visionario e, soprattutto, l’uomo perspicace e sensibile, il creatore di sogni, il poeta Chávez:

Forse un giorno, mia cara nonna, dirigerò i miei passi verso il tuo recinto, a braccia alzate e con gioia, porrò sulla tua tomba una grande corona di allori verdi: sarebbe la mia vittoria e sarebbe la tua vittoria e quella del tuo Popolo, e quella della tua storia…”; scrive Hugo nella sua poesia a mamma Rosa.

Tutti quei primi anni dopo la sua nascita ebbero un’influenza decisiva sul pensiero dell’uomo che, prendendo le bandiere di Bolívar, Rodríguez e Zamora, intraprese la conquista del potere popolare, la costruzione di una nazione libera e di giustizia sociale.

Oggi, in circostanze complesse per il progetto bolivariano da lui promosso, i venezuelani, e altri popoli di questo continente e del mondo, commemorano un altro anno dalla sua nascita. E il modo migliore per rendergli omaggio e dimostrare il nostro amore per lui è quello di alzarsi e lottare contro le intenzioni delle potenze egemoniche imperialiste e dei loro lacchè per far sparire la sua eredità.

Tutta l’umanità sta subendo i terribili colpi della crisi mondiale e della pandemia Covid-19, che rende ancora più precaria la situazione degli abitanti del pianeta. È una verità innegabile che il sistema capitalista neoliberale e selvaggio non è stato in grado, con tutte le sue risorse, di controllare l’emergenza sanitaria, e il suo vero volto è sempre più chiaro.

È anche una verità innegabile che la ricchezza è sempre più concentrata nelle mani di pochi, a scapito di un numero crescente di lavoratori e persone che vivono in povertà. Chávez ha detto nel 2012: “L’umanità è sull’orlo di una catastrofe inimmaginabile”, sottolineando l’urgente necessità di porre fine al capitalismo predatorio.

Così, elevare il suo pensiero al livello di una bandiera per difendere i nostri ideali di sovranità deve essere il compito che ogni rivoluzionario deve fare come priorità, se desideriamo il sogno che lui ha lasciato incompiuto. È impossibile avanzare nella battaglia contro i nemici della nostra Patria se non assumiamo l’ideologia del Comandante Chávez come nostra guida rivoluzionaria. Grazie a lui stiamo costruendo una vera Indipendenza.

Un anno in più, caro Hugo! Permetteci di riprendere il sempreverde verso di Bertold Bretch per dirti ancora una volta: “ci sono quelli che combattono tutta la vita, quelli sono gli indispensabili!”.

Sempre insieme, fratello, compagno!




TOUJOURS À CÔTÉ DE LA CUBA RÉVOLUTIONNAIRE

On apprend que un ignoble attaque terroriste contre l’ambassade cubaine à Paris c’est produit cette nuit. Trois cocktails Molotov ont été lancés, et ça c’est seulement l’énième attaque contre un pueble et un gouvernement révolutionnaire depuis quelques semaines.

En tant que Rete dei Comunisti on est à côté de la résistance cubaine, de la population qui lutte contre le “bloqueo” et qui est toujours résistant face à l’impérialisme occidental.

En Italie, pendant ces semaines de lutte, on a protègé les ambassades et consulats en plusieurs villes avec nos corps. On a pris la rue, hier 26 juillet, à Rome, pour une manifestation de soutien à ce peuple et ce gouvernement résistant, en défendant les institutions face à la menace fasciste des gusanos.

On a toujours affirmé que Cuba est le phare d’une alternative continental et mondial au système capitaliste et d’exploitation massif des hommes et de la nature. Cuba lutte chaque jour pour le socialisme, pour vivre en paix, pour la victoire des peuples, et c’est pour ça que les Etats Unis sont en train de l’attaquer fort -plus que jamais.
C’est un impérialisme qui n’a plus la force de contrôler ce qu’il pense être son arrière-cour, et si la situation actuelle a changé de cette façon en Amérique Latine on doit sûrement remercier Cuba et son gouvernement.

On sera toujours à côté de la Cuba révolutionnaire, ici en France, en Italie et partout dans le monde entier.

On envoye toute notre solidarité à Embajada de la República de Cuba en Francia et à Elio Rodríguez Perdomo

#lascallessondelosrevolucionarios




26 luglio: la Rivoluzione è un fiore che non muore!

Il 26 luglio abbiamo organizzato insieme ad altre forze politiche e sociali una mobilitazione unitaria di fronte all’ambasciata cubana a Roma, minacciata dal 12 luglio dalle provocazioni dei fascisti cubani. Questi provocatori prezzolati al soldo di Washington avevano infatti annunciato, dopo un primo fallimentare tentativo di incursione avvenuto il 12 luglio, la propria volontà di manifestare il 26 nelle adiacenze dell’ambasciata a piazza Santa Prisca.

Solo la determinazione unitaria nel volere contrastare questo ennesimo tentativo di delegittimare la dirigenza cubana ed il sui corso socialista – sfruttando le difficoltà provocate da un embargo economico settantennale – è riuscita a stroncare l’osceno teatrino che avrebbero inscenato i gusanos. È chiaro, e l’abbiamo ribadito più volte, che ci troviamo di fronte ad una lunga stagione di aggressione a Cuba socialista che un imperialismo in estrema difficoltà è costretto ad attaccare. L’Isola caraibica è la punta di lancia di quelle variegate esperienze socialiste e progressiste che stanno dando nuova speranza all’America Latina, un continente su cui l’imperialismo yankee ha perso da tempo la sua presa e la sua capacità egemonica.

Questo “Stato Fallito” che sono gli USA e che rischia di implodere per le sue contraddizioni interne, sotto la pressione della competizione internazionale e di uno scontro geopolitico sempre più acuto, attacca quindi Cuba per annichilire tutti i processi di trasformazione che cercano di sganciarsi dalla sua morsa. Occorre quindi prepararsi ad un confronto ed ad una mobilitazione ampia ed unitaria che faccia una precisa scelta di campo – come la mobilitazione odierna – e contribuisca all’indebolimento degli imperialismi che stanno incontrando in America Latina un “Nuovo Vietnam”.

Occorre quindi prepararsi già dai primi giorni di settembre ad un confronto e da una mobilitazione ampia e unitaria.

Come sempre siamo disponibili al confronto e ad impegnarci in prima persona in questa direzione.                                

RETE DEI COMUNISTI
CAMBIARE ROTTA
ORGANIZZAZIONE STUDENTESCA D’ALTERNATIVA




SOLIDARIETA’ AL POPOLO E AL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Come Rete dei Comunisti ci schieriamo senza esitazione a fianco del popolo e del Partito Comunista di Cuba, che hanno affrontato nelle ultime settimane dei vigliacchi tentativi di destabilizzazione da parte dei cosiddetti “oppositori”, in buona parte mercenari pagati dagli Stati Uniti.

La risposta popolare alle provocazioni imperialiste è stata decisa e di massa, decine di migliaia di persone guidata dai Comitati di Difesa della Rivoluzione sono scesi in piazza per dimostrare il supporto popolare in sostegno del governo.

Il Partito Comunista di Cuba non nega le difficoltà esistenti nell’isola in questo momento, e per questa ragione il presidente Miguel Diaz-Canel ha scelto da subito la via del dialogo.

Ma rimane fondamentale la distinzione tra il legittimo e giustificato malessere della popolazione causato dalle difficoltà economiche che Cuba sta attraversando e il tentativo di approfittare della situazione per fare ritornare l’isola caraibica nelle mani dell’imperialismo statunitense.

La congiuntura che Cuba sta attraversando è in primo luogo responsabilità dell’infame blocco che da 60 anni tenta, senza successo, di strangolarla, e in secondo luogo dalle oggettive e generalizzate difficoltà che la pandemia mondiale di coronavirus sta avendo su tutte le economie del mondo.

In questo frangente tra l’altro Cuba si è dimostrata ancora una volta incredibilmente performante, in paragone anche con paesi con molti più mezzi a disposizione. Dall’inizio della pandemia solo 1400 persone sono morte di COVID-19, un numero molto basso se per esempio comparato con il massacro che ha subito la Lombardia (comparabile come popolazione). Senza contare che Cuba è riuscita, unico paese dell’America Latina, a produrre ben cinque vaccini, di cui due già in utilizzo.

Questo è il risultato di un modello sociale ed economico che mette l’essere umano al centro anziché il profitto. Il popolo cubano è consapevole di questo ed in larghissima parte supporta il Partito Comunista di Cuba.

Come Rete dei Comunisti rinnoviamo l’invito a tutte le realtà a partecipare al presidio in difesa della sovranità e l’autodeterminazione di Cuba lunedì 26 luglio alle ore 10 del mattino a Piazza Santa Prisca a Roma.