Trash. la metropoli e i suoi rifiuti

L’opuscolo di cui rendiamo disponibile il PDF scaricabile fu realizzato dalla Rete dei Comunisti nel pieno della cosiddetta crisi dei rifiuti che attanagliò l’area metropolitana napoletana e l’intera Campania circa un decennio fa.

Questo testo – che contiene anche contributi di compagni e studiosi indipendenti – entrava nel merito di come la generale contraddizione Capitale/Natura mostrava i suoi rovinosi aspetti antisociali nel momento in cui il ciclo dei rifiuti (urbani, industriali e quelli provenienti dal circuito delle “eco/mafie”) si inceppò dentro gli snodi politici e materiali che investirono la Campania in quel periodo.

A distanza di oltre un decennio – nel pieno della crisi pandemica globale – le riflessioni che maturarono in quel contesto possono tornare utili per incentivare la discussione teorico/politica – e la necessaria conseguenza politico/pratica – per affrontare adeguatamente sia le nuove ed inedite forme del processo di manomissione ambientale ma, anche, temi e questioni afferenti, lo sviluppo delle lotte e la loro Rappresentanza Politica Indipendente.

Buona lettura.

La redazione del sito della Rete dei Comunisti.

Marzo 2021




Contrordine Neoliberisti

La globalizzazione è morta ed
è l’ora della “competizione” dura, a tutto campo, geopolitica,
ognun per sé, dove contano solo dimensioni e forza (economica,
politica militare). Con un occhio più attento alla coesione interna.

Il
mondo in cui abbiamo vissuto dalla “fine della storia” (così
qualcuno definì gli eventi tra il 1989 e il 1991) si sta bruscamente
modificando, nell’economia come nelle relazioni internazionali, nei
rapporti di forza come all’interno dei poli strategici della
competizione globale.

Molti
di questi bruschi cambiamenti agiscono pesantemente all’area in cui
agiamo politicamente: l’Europa. Ancora pochi ne mostrano la
necessaria consapevolezza, continuando a ragionare o a prendere le
misure dei fatti con un metro ormai obsoleto e superato dalla realtà
degli avvenimenti.

Questa
serie di articoli pubblicati da Contropiano
nelle ultime settimane registra il drastico cambiamento di
prospettiva che sta maturando o è già maturato ai piani altissimi
dell’establishment occidentale. Con differenze sostanziali tra gli
interessi statunitensi e quelli “europei” (in realtà soprattutto
tedeschi), che si vanno a tradurre in guerra dei dazi, dispetti
reciproci (il dieselgate
è solo uno degli episodi), ma anche in modifica radicale del
“modello economico” che per 30 anni ha dominato sulle due sponde
dell’Atlantico e non solo.

La
crisi è tornata, o meglio era stata solo tamponata dalle immense
iniezioni di liquidità delle principali banche centrali (Federal
Reserve, Bce, Bank of Japan, Bank of England), che non hanno risolto
i problemi di fondo.

Il
più appariscente dei cambiamenti richiesti e previsti è il ritorno
dell’intervento
pubblico nell’economia
,
fin qui visto come il padre di tutti i mali. Un intervento
esplicitamente diretto (vedi Jamie Dimon, ma anche Peter Altmaier) a
proteggere i settori strategici dalle scalate di “soggetti
stranieri” (cinesi, ma anche indiani e ovviamente russi).

Le
economie statunitense ed europea sono infatti quelle che hanno
“beneficiato” di più dei processi di privatizzazione e
delocalizzazione della produzione, ed ora si ritrovano con un mercato
interno indebolito da decenni di compressione dei salari (per
favorire le imprese esportatrici o tout court i profitti societari) e
quello globale in via di “recinzione” tra zone di influenza
continentali in esplicito conflitto tra loro.

Queste
due economie, soprattutto, hanno quindi prodotto una diguguaglianza
crescente fortissima che fa da substrato alla divaricazione tra
élites e popolazioni impoverite. Creando perciò anche la messa in
discussione della stabilità politica interna. L’ascesa di Trump
negli Usa, i “populismi” europei, i conflitti sociali che
esplodono inattesi (i gilet gialli, ma anche l’indipendentismo
catalano, ecc) ne sono la manifestazione empirica evidente.

Se
la competizione
prevale sulla libertà
di mercato

allora devono cambiare parecchie parole d’ordine che gli opinion
maker

devono far diventare senso comune. Le “regole antitrust”, per
esempio, vanno eliminate per favore la formazione di “campioni
europei” in grado di fronteggiare quelli americani o cinesi. Negli
Stati Uniti, invece, si segnala un certa ripresa della dinamica
salariale anche per le mansioni meno qualificate (se va sostenuta la
domanda interna, non ci sono molti altri modi).

Ma
è la Cina a fare in qualche modo sia modello che da “locomotiva”.
La sua economia
mista
,
così simile a quella europea ed italiana ante-globalizzazione,
supportata però da una ciclopica capacità di programmazione a breve
e lungo periodio, sta evolvendo da semplice “manifattura del mondo”
a mercato in grado di assorbire enormi quantità di prodotti di
consumo.

La
differenza, ancora una volta, sta nei tempi e nei modi. Chi si è
spinto più lontano sulla via neoliberista – magari nella
sparagnina visione “mercantilista” tipica della Germania – deve
ora fare più strada in direzione opposta. E dunque concentrare
autoritariamente decisioni, risorse, progetti.

Si
apre abbastanza rapidamente una fase del tutto nuova per chi ha
conosciuto soltanto il “pensiero unico” neoliberista. Ma è una
fase che assomiglia in modo impressionante – su dimensioni però
prima inimmaginabili – a quella tra le due guerre mondiali.

La
“competizione globale”, come segnala anche l’italiana
Confindustria, richiede attori
geopolitici

potenti ed armati fino ai denti, su tutti i terreni. Il che, sia
detto con la serietà che ci vuole, comporta che il “mantenimento
della pace” non sia più una priorità. Neanche della retorica
mediatica, come possiamo vedere nel trattamento riservato al
Venezuela bolivariano.

Siamo
agli albori di un altro mondo. Ci sembra il caso di iniziare a
fissare le coordinate per navigarci dentro con qualche
consapevolezza.




I tre fronti della lotta di classe.Un progetto in movimento.

Quaderno di formazione politica della rete dei comunisti




Il Vicolo cieco del Capitale. A che punto è la crisi sistemica?

Atti del Forum dedicate ad Alessandro Mazzone
Napoli 29 e 30 giugno 2012




Comunisti e conflitto sociale.

Seminario di approfondimento su:
Partito, organizzazione e funzione di massa nel XXI Secolo.